Pubblicato in: scrittura creativa

Come nasce una storia? 3°

storia di un libro scrittura creativa
foto presa da http://www.tuttopistoia.com/

Ciao a tutti e a tutte, molto bene. Ho apprezzato le storielle alquanto divertenti di come poteva continuare l’avventura di Gianni la Pulce, che molti di voi mi hanno spedito. Parecchi mi hanno chiesto se è stato un caso dare quel nome al protagonista. Bé vi dirò, visto che il racconto che stiamo facendo è più una favola, il nome Gianni è venuto quasi spontaneamente perché fa rima con panni, danni, anni, battipanni … Finché alla storia non gli si mette il punto di fine, nessuno ci esclude la possibilità di inserirci anche una poesiuola in rima, o addirittura di trasformare il nostro racconto in una simpatica filastrocca, chi ce lo vieta?

Certo se mettevo il mio nome Paolo ecco che avrei fatto molta più fatica a trovare la rima, avrei dovuto usare diminutivi: paolino, paoletto, paoluccio; o gli spregiativi se la filastrocca aveva un aria canzonatoria: paolastro, paolaccio o per finire gli accrescitivi paolone. E qui mi fermo perché se no dovrei fare un post proprio sulla grammatica cosa che chi lo sa, magari più avanti …

Torniamo a noi e alla nostra bella storia, ormai molti di voi hanno già una linea guida di come continuarla. Ora vi regalo un altro ingrediente che si può usare ma anche no, vi avverto che sarà utile se dovrete presentare il racconto a un vostro futuro editore:

la sinossi.

Ora vi spiego tutto lasciatemi indossare gli occhiali da professorone e lisciarmi la lunga barba bianca.

La sinossi, detta anche sinopsi, ma alla fine noi la chiameremo sinossi per non confonderla con sinapsi che è tutto un altro paio di maniche, è il riassunto della nostra mega opera letteraria che permette sia al lettore che all’autore, di avere a colpo d’occhio le parti principali della storia.

C’è chi la fa alla fine della storia, quasi obbligato perché gli editori la richiedono, chi invece, come me, la realizza quando incomincia ad avere un minimo di idea come si svilupperà la trama. Io vi consiglio di appartenere al secondo gruppo per il semplice motivo che se non si imbriglia la fantasia dentro uno specifico contesto si rischia di essere dispersivi.

Vediamo ora come potrebbe essere dal mio punto di vista la sinossi di questa storiella.

Sinossi di Gianni la Pulce.

Quando in questa vita non si riesce a raggiungere la consapevolezza del nostro essere creatura perfetta, Dio ci dona la possibilità di continuare il nostro viaggio, reincarnandoci in un altra forma che ci aiuti a comprendere meglio il nostro scopo. Questa sorte è capitata a Gianni, un campione di salto in alto, che un bel giorno si risveglia nelle sembianze di una pulce. Dopo un primo smarrimento inizierà a vivere un’avventura senza precedenti dove riscoprirà una fede assopita da tempo e si consapevolizzerà del suo essere creatura in rapporto con Dio.

Si, si lo so i miei scritti fanno combaciare stranamente sempre il rapporto tra l’uomo e Dio. Ma questa volta non è tutta colpa mia, avevamo iniziato assieme la storia sull’incarnazione no?

Comunque questa in teoria dovrebbe essere la sinossi del racconto.

Notate che non ho spiegato per filo e per segno che cosa combina il protagonista? Che non ho scritto dove è ambientato? Questo perché la sinossi deve sì, far capire di cosa stiamo parlando, ma sopratutto deve incuriosire il lettore (o l’editore) alla lettura (o alla pubblicazione) del nostro racconto.

Ora, rientriamo nella creazione della nostra storia perché siamo arrivati al penultimo ingrediente fondamentale:

il colpo di scena.

Come definire questo ingrediente?

Per me è un momento della storia che fa restare il lettore appiccicato al racconto come un ape sul miele, con la bocca aperta da ebete e gli occhi sbarrati dalla curiosità, per capire come va a finire.

Come fare? Durante il racconto bisogna creare una svolta improvvisa della trama. Lo so, non è semplice, ma è l’unico momento, dopo aver stabilito le linee guida, che vi consiglio di sbrigliare la fantasia e lasciarla galoppare nei più soavi arcobaleni che possano esistere nella nostra immaginazione.

Il colpo di scena ricordatevi che può stravolgere tutto il percorso della trama che avevamo prestabilito in precedenza. La fantasia è uno strumento potente proprio per questo, stravolge ogni pensiero per poi ristravolgerlo di nuovo alla facciaccia dell’autore. Perciò osservate bene ogni sfumatura che può prendere il vostro racconto, magari scrivete un paio di pagine per capire se funziona oppure no (tanto male non fa scrivere, e poi se non funziona in questo racconto potrebbe funzionare nel prossimo che ne dite?).

Fatto il colpo di scena ecco che arriva l’ultimo ingrediente:

il finale.

Questo ingrediente è un po’ complicato a dir la verità, mo’ mi spiego.

Se il vostro cervelletto, mentre ormai siete arrivati verso la fine del libro, incomincia già a pensare sul come potrebbe evolversi la storia in futuro, il finale dovrebbe lasciare in sospeso il lettore. Scrivo “dovrebbe” perché a non tutti i lettori, me compreso, piace aspettare l’arrivo del prossimo capitolo.

Il mio suggerimento è finire il racconto e tanti saluti, a meno che non avevate, già all’inizio della trama, pensato di continuare la storia.

Il finale, comunque, è la fine del libro. Bella scoperta direte voi, ma proprio perché è la fine che dobbiamo ricercare il modo giusto per farlo chiudere.

Vogliamo dare al lettore la pace di vedere il suo amato protagonista finalmente realizzato? Vogliamo che il lettore sadico sia appagato nell’immaginare il protagonista consapevole di vivere in un incubo? Vogliamo che il lettore alla fine si ponga delle domande sul suo modo di vivere e dargli un insegnamento buddista? Vogliamo … cosa volete?

Ora che vi ho fatto osservare il finale dal punto di vista del lettore voglio farvelo vedere dal punto di vista dell’autore.

Alla fine nolenti o volenti la storia la scriviamo noi e siamo noi che decidiamo se accontentare il lettore o semplicemente che il lettore ci legga perché la pensiamo come lui. Qui si entra nella filosofia… non è il mio campo! “So di non sapere” è l’unica cosa che ho capito nelle innumerevoli lezioni di questa materia.

Alla fine, per me, l’importante è che piaccia all’autore. Scrivere è come partorire, dopo innumerevoli sacrifici e dolori finalmente nasce il vostro pargolo! È vero può darsi che il primo non venga proprio perfetto (mia madre per fare un figlio come si deve ne ha dovuti fare due prima di me), ma è pur sempre un figlio, come si può non amarlo?

Fate in modo che il finale sia ricercato come tutti gli altri ingredienti e il gioco è fatto.

Ora sarà l’ora di orare oralmente l’oracolo di noi poveri scrittori. Quindi vi lascio finire il racconto, son curioso di leggere le novità.

PS se volete potete leggere i nuovi articoli di scrittura creativa

©2016 Paolo Bua Corona

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

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