Pubblicato in: fede, religione

La speranza.

1a

Che emozione, domani inizia la prima settimana dell’Avvento.

Ci pensate? Fra poco è Natale, poi ci sarà Capodanno e poi tutto ricomincerà daccapo: che noia!

Si, vista così è veramente una cosa non proprio bella da scrivere, me ne rendo conto.

Però, scusatemi, non vi pare anche a voi che non siamo più capaci di gustarci l’arrivo del Natale?

Qualche giorno fa mi è capitata una cosa al supermercato, un bambino che ha chiesto alla mamma se poteva prendere una leccornia ben pubblicizzata sui grandi scaffali del negozio. All’inizio, la madre non ne voleva sapere di accontentarlo ma poi, presa dal panico di un imminente sciopero con urla e musi lunghi del suo caro figliolo, gli ha preso subito il dolciume e se non bastasse gli ha dato il permesso di mangiarselo ancor prima che venisse pagato.

Non voglio entrare nel merito se la mamma ha fatto bene o ha fatto male, a me hanno insegnato che bisognerebbe fare venti metri con le scarpe dell’altro prima di giudicare.

Ma devo ammettere che grazie a questa scena ho riflettuto sull’inizio dell’Avvento.

Non siamo più abituati ad attendere, siamo sempre di corsa e quello che desideriamo, lo vogliamo subito. Questo, ci porta, senza che ce ne rendiamo conto, a diventare dipendenti da qualsiasi bisogno che sentiamo di soddisfare.

Non è una bella cosa se ci pensate, no?

Saper aspettare ci insegna a saper sopportare e questo ci rende molto più forti.

È un gusto che bisogna riscoprire: l’attesa è il preludio del dono.

Provate a pensare se quella mamma invece di soddisfare subito il desiderio del figlio gli avesse insegnato ad aspettare, a pregustarsi il momento. C’è molta più gioia aspettando il momento che ricevere tutto subito e questo perché gli si da un valore a ciò che stiamo aspettando.

Quindi l’attesa è una grazia non da poco perché da un valore aggiunto ai bisogni che ricerchiamo quotidianamente.

Mi viene da sorridere, sapete come si dice in spagnolo “aspettare”? Esperar!

È simpatica come traduzione, in fondo aspettare è anche sperare.

Forse non lo sapete ma la prima settimana dell’Avvento è dedicata proprio alla speranza, alla fiduciosa attesa della nascita di Gesù.

Ha come colore liturgico il viola, che significa penitenza e conversione, in questo caso piene di speranza di fronte all’imminente venuta del Signore.

È un periodo che ci consente di riscoprire cosa vuol dire attendere, aspettare e riuscire a ricordare e capire il nostro passato, vivere il nostro presente e prepararsi a migliorare il nostro futuro.

Se incominciamo già da domani a entrare nell’ottica di provare ad assaporare l’attesa, forse il momento del Natale, lo vivremo con quella gioia che si aveva da bambini quando si aspettava l’apertura dei regali, e che regalo, riuscire a comprendere il vero significato di questa nascita!

© Paolo Bua Corona

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

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