Pubblicato in: racconti

Dove andremo a finire…

Renoir-Bal-au-Moulin-de-la-Galette
Renoir, la Moulin de la Galette

Passeggio per le viuzze a lato di Piazza dei Martiri, come è consuetudine per cercare nuove idee e nuovi personaggi dei miei scritti.

Non è che mi sto trasformando in quei veci del paese che vivono dei fatti altrui e maschero questa mia insana abitudine, con la passione dello scrivere? Penso sorridendo mentre il mio sguardo viene attirato come una calamita da due personaggi usciti da qualche libro ancora non scritto.

Uno vestito con un pigiama a righe. Per me, chi gli e lo ha veduto, l’ha spacciato per una tuta sportiva all’ultima moda. Scarpe da corsa nuove fiammanti usate come fossero mocassini; quando cammina sembra che non appoggi il piede per paura di sporcarle.

L’altro un po’ più anziano con lunghi baffi bianchi che gli coprono il labbro superiore, vestito di un lungo Loden nero, cappello di pelle di coniglio in mano, pantaloni ben stirati che mostrano orgogliosi la piega del pantalone e stivaletti lucidi. Punta il dito verso l’uomo in pigiama e continua a parlare animatamente.

«Sì, caro mio, lo diceva anche Sciascia. Siamo nell’epoca dei cretini intelligenti! Ha vinto la mediocrità delle mode e la nostra cultura ha lasciato una vittoria facile alla cretineria. Questa è la verità: una cultura che addormenta le coscienze invece di liberarle!»

«Sì, sì ma anche la politica non aiuta …»

«La politica? Che c’entra la politica? Sono i politici, gli artefici di questa nuova cultura. Loro, che amano fare inchieste per studiare il prossimo ma tenendosi a debita distanza dall’esperienza vera, reale del loro oggetto di studio, questo è il problema!»

«Sì, sì ha ragione ma anche un problema è il lavoro, no?» guardando l’orologio domanda l’uomo vestito in pigiama.

«Lavoro? Ma quale lavoro d’Egitto! Qui, in questi tempi si è tutti laureati e vuole che non ci sia lavoro? Il lavoro bisogna cercarlo e se non si trova bisogna inventarselo! Se no cosa serve studiare se poi non si è capaci di essere inventivi?»

«Sì, facile a dire ma nella realtà …» osserva l’uomo in pigiama guardando con una punta di rassegnazione l’orologio.

«Finché scrivono e parlano … oh quanto parlano invece di vivere! Privi di curiosità verso la verità del mondo. Certo che non vivono è troppo sconsolante e inquietante questa realtà che loro stessi hanno creato non vivendo. Le dico una cosa caro mio…» bisbigliando in modo cospiratore «non vivono questa realtà per paura che possano trovare qualcosa che faccia crollare le loro facili convinzioni!» e poi alzando le mani al cielo «cosa vuole che trovino lavoro questi poveri debosciati!»

«Be’ ma non può dire così, i giovani sono laureati l’ha detto lei, perciò hanno una certa cultura…» bofonchia l’uomo col pigiama e gli scappa un altra occhiata all’orologio.

«Ma poffarbacco, lo sto dicendo da un’ora! Questi cretini non sono ignoranti di libri ma di vita, di realtà! Hanno una visione del mondo in base a cosa gli opinionisti di settore gli inculcano in testa! E peggio ancora invece di starsene zitti parlano a livello mondiale con altri cretini che la pensano come loro pavoneggiandosi del loro sapere mediocre. Questa è la disgrazia del nostro paese… siamo circondati da cretini intelligenti!»

«Eh, ha ragione come erano più interessanti i cretini di una volta! Dove andremo a finire…» risponde l’uomo in pigiama guardando di sfuggita l’orologio e poi rassegnato alzando lo sguardo al cielo.

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

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