Pubblicato in: Fede, Religione

Buon Natale!

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«I frati si radunano, la popolazione accorre; il bosco risuona di voci, e quella venerabile notte diventa splendente di luci, solenne e sonora di laudi armoniose. L’uomo di Dio [Francesco] stava davanti alla mangiatoia, pieno di pietà, bagnato di lacrime, traboccante di gioia, Il rito solenne della messa viene celebrato sopra alla mangiatoia e Francesco canta il Santo Vangelo. Poi predica al popolo che lo circonda e parla della nascita del re povero che egli […] chiama “il bimbo di Betlemme”. Un cavaliere virtuoso e sincero, che aveva lasciato la milizia e si era legato di grande familiarità all’uomo di Dio, messer Giovanni di Greccio, affermò di avere veduto, dentro la mangiatoia, un bellissimo bimbo addormentato che il beato Francesco, stringendolo con ambedue le braccia, sembrava destare dal sonno.» (Bonaventura, Legenda maior, XX.)

Cari lettori e care lettrici, buon Natale!

Alla fine il giorno tanto atteso è arrivato, è nato per noi il buon Gesù.

La foto che vedete è di un dipinto che c’è nella basilica di Assisi e ritrae san Francesco che contempla il presepe. Vi ho inserito anche lo scritto che descriveva proprio quel momento visto dagli occhi di un testimone.

Sì cari miei oggi potrete mettere la statuina del bambino Gesù sulla mangiatoia.

Mi auguro che ognuno di voi abbia allestito il suo presepe nelle quattro mura domestiche, per me è sempre una gioia rivivere questo evento.

Prima c’è stata la preparazione con l’accensione delle candele sulla corona d’avvento che ci hanno fatto sperimentare cosa vuol dire apprezzare la luce. Ogni candela abbiamo già visto che illumina la stanza, quattro assieme che brillano non c’è quasi bisogno di accendere le lampadine, no?

Ora si sperimenta, come veri spettatori questa nascita.

Gesù è il centro di tutta la scena, tutto quello che succede ruota attorno a Lui.

Penso che sia questo il significato del presepe, che tutte le attività che vengono svolte dall’uomo, debbano ogni giorno girare attorno a Cristo.

Allora si vedono pastori, macellai, scambia monete, mercanti, i tre re magi che ancora non sono vicino alla culla ma si stanno avvicinando, la famiglia, la stessa natura. Tutto ruota attorno a Gesù.

Questo giorno mi insegna che non ci sono lavori, malattie, preoccupazioni, fallimenti, che possono giustificare la lontananza da Dio.

Secondo me il presepe ci esorta a comprendere che tutto ciò che siamo e che abbiamo deve sempre ruotare attorno a questo bambino.

È un grandissimo insegnamento il presepe, in quanto con una sola immagina statica racchiude tutta la storia che c’è nella Bibbia.

Si tutta, anche la crocifissione e la risurrezione … anche se dovremmo aspettare i re Magi per rendercene meglio conto, infatti loro porteranno dei doni che ci faranno capire tutta la vita in un istante di questo bambino e di tutti coloro che credono ai suoi insegnamenti.

Che altro dire se non augurarvi un felice e sereno Natale, che possiate passarlo con le persone a voi care e regalarvi un po’ di tempo per contemplare questa nascita davanti al vostro presepe.

© 2016 Paolo Bua Corona

 

 

 

 

 

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Comprendere i propri errori.

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C’è un detto in siciliano che fa circa così: “Lu minchione lu su tempu vole e poi si persuade!” Che tradotto in modo “soft” vuol dire che lo sciocco ha bisogno del suo tempo per comprendere dove ha sbagliato.

Chiedo venia ai lettori siculi per aver scritto e tradotto non proprio letteralmente il loro bel dialetto.

Mi pare che questo proverbio siciliano calzi a pennello con l’arrivo della seconda settimana d’Avvento, infatti, un’opportunità che per nessuna ragione dobbiamo perdere in questo tempo, è capire gli errori che abbiamo fatto e che stiamo facendo nella nostra bella vita.

Attenzione a non dire che non state commettendo errori per non passare per lu minchione eh?

Credo che sia un buon momento questo che stiamo vivendo per farci un bell’esame di coscienza e notare se stiamo vivendo e inseguendo i nostri sogni oppure ci accontentiamo di vivere nell’ombra di essi.

Rincorrere le nostre aspettative, inseguire i sogni intraprendendo scelte difficili non lasciandosi vincere dalle paure che queste decisioni comportano è già un primo passo alla conversione, sapete?

Se ogni giorno ci si facesse un esame di coscienza per capire dove abbiamo mancato nei nostri obiettivi sarebbe un buon trampolino di lancio per migliorare il domani.

Ci sono dei nostri atteggiamenti che ci rendono inquieti verso la nostra natura umana, mi rendo conto che si è catapultati in una situazione di apparenza più che di sostanza. Questo grazie alle continue allusioni che la nostra cara e buon vecchia società ci propina con messaggi deviati.

Pensiamo al lavoro, tutti ricercano un lavoro a tempo indeterminato anche se non sarà un mestiere che li renderà felice.

È un paradosso: si vive per lavorare o si lavora per vivere?

Ognuno di noi ha dei sogni che vorrebbe realizzare e sono questi sogni che ci danno la forza di continuare a lottare. Ma c’è un sogno che dovrebbe accomunare tutti perché è l’unico sogno che non pone la domanda “e quando hai raggiunto l’obiettivo, poi cosa farai?” Ci sarà un altro sogno da realizzare? E poi, un altro ancora? E via via così fino a che il nostro tempo non giungerà al termine?

Secondo me c’è un sogno che dobbiamo crederci tutti quanti ed è il sogno di poter raggiungere la verità.

È l’unico obiettivo che non si pone la domanda del dopo perché quando si conosce la verità e si sente viva dentro di noi, si ha tutto.

E c’è solo un unica verità, magari si può guardarla chi dall’alto, chi da un lato, chi dal basso, ma è sempre quella.

Questo è il mio augurio per questa settimana, che possiate essere invogliati alla ricerca di ciò che è vero e che vi possa servire per la vostra realizzazione.

© 2016 Paolo Bua Corona

La speranza.

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Che emozione, domani inizia la prima settimana dell’Avvento.

Ci pensate? Fra poco è Natale, poi ci sarà Capodanno e poi tutto ricomincerà daccapo: che noia!

Si, vista così è veramente una cosa non proprio bella da scrivere, me ne rendo conto.

Però, scusatemi, non vi pare anche a voi che non siamo più capaci di gustarci l’arrivo del Natale?

Qualche giorno fa mi è capitata una cosa al supermercato, un bambino che ha chiesto alla mamma se poteva prendere una leccornia ben pubblicizzata sui grandi scaffali del negozio. All’inizio, la madre non ne voleva sapere di accontentarlo ma poi, presa dal panico di un imminente sciopero con urla e musi lunghi del suo caro figliolo, gli ha preso subito il dolciume e se non bastasse gli ha dato il permesso di mangiarselo ancor prima che venisse pagato.

Non voglio entrare nel merito se la mamma ha fatto bene o ha fatto male, a me hanno insegnato che bisognerebbe fare venti metri con le scarpe dell’altro prima di giudicare.

Ma devo ammettere che grazie a questa scena ho riflettuto sull’inizio dell’Avvento.

Non siamo più abituati ad attendere, siamo sempre di corsa e quello che desideriamo, lo vogliamo subito. Questo, ci porta, senza che ce ne rendiamo conto, a diventare dipendenti da qualsiasi bisogno che sentiamo di soddisfare.

Non è una bella cosa se ci pensate, no?

Saper aspettare ci insegna a saper sopportare e questo ci rende molto più forti.

È un gusto che bisogna riscoprire: l’attesa è il preludio del dono.

Provate a pensare se quella mamma invece di soddisfare subito il desiderio del figlio gli avesse insegnato ad aspettare, a pregustarsi il momento. C’è molta più gioia aspettando il momento che ricevere tutto subito e questo perché gli si da un valore a ciò che stiamo aspettando.

Quindi l’attesa è una grazia non da poco perché da un valore aggiunto ai bisogni che ricerchiamo quotidianamente.

Mi viene da sorridere, sapete come si dice in spagnolo “aspettare”? Esperar!

È simpatica come traduzione, in fondo aspettare è anche sperare.

Forse non lo sapete ma la prima settimana dell’Avvento è dedicata proprio alla speranza, alla fiduciosa attesa della nascita di Gesù.

Ha come colore liturgico il viola, che significa penitenza e conversione, in questo caso piene di speranza di fronte all’imminente venuta del Signore.

È un periodo che ci consente di riscoprire cosa vuol dire attendere, aspettare e riuscire a ricordare e capire il nostro passato, vivere il nostro presente e prepararsi a migliorare il nostro futuro.

Se incominciamo già da domani a entrare nell’ottica di provare ad assaporare l’attesa, forse il momento del Natale, lo vivremo con quella gioia che si aveva da bambini quando si aspettava l’apertura dei regali, e che regalo, riuscire a comprendere il vero significato di questa nascita!

© Paolo Bua Corona