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Scusate la mia assenza

Sciacca, scusate la mia assenza

Cari lettori,

come avrete notato per un lungo periodo sono stato assente dai miei compiti di blogger. Purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) sono stato impegnato in una “vacanza” obbligata nei mari siculi. Scelta obbligata? Certo che sì, quando la moglie comanda il marito è meglio che ascolti!!!

E così mi sono dovuto sorbire il clima caldo della Sicilia; il suo pesce fresco ogni santo giorno nel piatto; i suoi calorici dolci di zuccata e pasta di mandorle… pensate alle sofferenze che ho dovuto affrontare per far contenta la mia dolce consorte!

Ma ora, purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) eccomi di nuovo qui nelle mie più consoni gelide lande del nord. Pronto a scaldarmi le dita infreddolite digitando sulla tastiera, starnutendo ad ogni virgola e bevendo il brodino caldo.

Perciò date ancora un po’ di tempo per rimettermi in forze e ricomincerò da bravo blogger a riprendere i miei consigli su come si scrive sul web, i miei racconti dettati dalla fantasia e tutte quelle altre cose che la nostra realtà fredda o calda che sia mi suggerisce.

Purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) sono tornato.

Paolo Bua Corona

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Referendum: l’autonomia all’automa

referendum autonomia

Scusate, mi piace così tanto sentire l’opinione della cara fantasia che anche questo sabato, leggendo il giornale, le ho chiesto di raccontarmi cosa ne pensa del voto che si terrà per l’autonomia del Veneto e Lombardia. E così è nata un’altra storia che si collega  con la precedente e la nuova legge. Buona lettura e buona Domenica.

Tutto incominciò quando un robot nacque difettoso.

Di solito i robot erano gli aiutanti dell’uomo che li aveva creati a sua immagine e somiglianza, ma siccome l’uomo non è Dio, l’ego prevalse e la costruzione del robot fu senza la possibilità di generare opinioni. I robot servivano esclusivamente a ubbidire agli ordini dei loro creatori senza batter ciglio, anche perché ciglia non ne avevano. Erano destinati ai lavori più tristi, senza mai una pausa, senza nessun diritto solo esclusivamente doveri.

Finché un bel giorno nacque un robot che per non si sa quale intreccio di transistor, dopo un ordine datogli rispose con un titubante perché?

Da lì, iniziarono a nascere come funghi un sacco di movimenti per il diritto dell’autonomia dei robot, come d’altra parte, altri gruppi che urlavano l’esatto contrario. In televisione non si parlava d’altro, perfino le pubblicità sui cartelloni pubblicitari avevano come sottofondo il pensiero politico dell’autonomia agli automi.

La Nazione, capo indiscusso del popolo, dopo aver sentito i due schieramenti decise di fare un bel Referendum per capire quante persone erano favorevoli e quante contro. Attenzione, forse voi non lo sapete, ma la Nazione era ben furbona in realtà. Aveva studiato nei tomi della storia cosa significava dare l’autonomia e come i suoi predecessori erano riusciti a sbrogliare questa gatta da pelare.

Tutto il popolo andò a votare e vinse l’autonomia degli automi: i robot erano liberi di fare tutto quello che volevano? No, in realtà, non era proprio così. Il Referendum aveva solamente mostrato che cosa il popolo voleva, ora serviva ratificare con una Legge i diritti e doveri dei nostri amici meccanici, una legge che per essere approvata doveva ottenere il voto della maggioranza assoluta di chi era al potere, in questo caso la Nazione, sua moglie, i suoi bambini, i suoi cuginetti, le zie, i parenti di 4° e 5° grado, i futuri generi, le future nuore ecc ecc. Vedete anche voi che era un iter complesso e lungo, molto lungo.

Per un lavoro così enorme servivano per forza dei fondi in più, subito trovati aumentando le tasse e i prezzi delle varie cose che servivano al popolo per vivere, del resto quando c’è di mezzo un progetto così vasto i conti devono tornare! La Nazione, lavorò giorno e notte per accontentare il suo popolo ma ogni volta che chiedeva un voto favorevole c’era qualcuno che non era contento e perciò si ricominciava tutto daccapo fino alla fine dei giorni…

© 2017 Paolo Bua Corona

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La strategia del terrore

terrorismo
foto presa da www.abbrevia.it

In Europa, purtroppo, è in corso una guerra terribile, sia per chi ne è colpito sia per gli spettatori che restano impotenti dinanzi alla cruda realtà di certe azioni.

La psiche, le emozioni, il nostro modo di guardare chi ci sta attorno, di vedere il mondo, viene agitato da queste tremende decisioni che uomini prendono per attuare un conflitto che colpisce il nostro modo di vivere.

Le strategie del terrore colpiscono nel nostro modo di essere, diffondendo la paura. Spregiudicati colpiscono nelle vita quotidiana, tra gente comune, usando come armi oggetti di uso quotidiano: un martello, un coltello, un furgone, bombe costruite in casa.

La paura che possa capitare a noi essere protagonisti della nuova strage ci alimenta, senza volerlo, la diffidenza, la chiusura e il sospetto verso i nostri simili. Come può la Legge poter fermare una così tale disfatta? Credo che il miglior modo di uscire vittoriosi è tentare di vincere il panico che ci divide cercando di creare un nuovo modo di creare solidarietà verso coloro che sono diversi, di riconoscerci non come vittime ma come nuove persone capaci insieme di combattere paure che da soli ci appaiono invincibili.

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Vaccini obbligatori

vaccini obbligatori
foto presa da www.tempo.it

Questo racconto potrebbe essere la continuazione di una vecchia storiella che vi raccontai tempo fa, ve la ricordate? Comunque visto tutto questo cancan che c’è in questi giorni la mia fantasia ha voluto dire la sua, buona lettura!

Vaccini obbligatori.

C’è stato un tempo dove le malattie impestavano il pianeta terra. Erano così tante che ormai quando se ne scopriva una nuova, non ci si dava tanto peso, anzi spesso accadeva che la si buttava sul ridere.

Tutto il popolo comunque aveva poco da ridere in realtà, in quanto per qualsiasi cosa si facesse c’era pronta una malattia ad accompagnarlo nel suo peregrinare. C’erano malattie per chi mangia troppo e quelle per chi mangia poco; quelle per chi praticava sport e quelle per chi preferiva oziare sul divano; c’erano persino malattie per chi studiava e per chi non studiava.

Un bel giorno il signor Vaccino scoprì una cura, anzi, la Cura che guariva tutti questi malanni. Al popolo per un momento gli parve una cosa fantascientifica e invece quando iniziarono a somministrarla, per magia tutte le malattie sparirono in un battibaleno.

La gente per un periodo sembrava aliena: chi annusava i fiori a pieni polmoni; chi si tuffava nelle acque gelide per poi uscire più arzillo di prima; chi guardava il mondo con gli occhi spalancati; chi correva con le braccia in verticale … insomma una cosa completamente da pazzi, ma finalmente si era riusciti a debellare le malattie. Per il signor Vaccino si creò un enorme statua di ringraziamento come salvatore del pianeta.

Ogni anno per gli attacchi di nuove malattie che spuntavano ecco che migliorando la Cura si poteva stare sereni. Tutti la prendevano non c’era ragione di non farlo, perché rischiare di stare male?

Il popolo era felice e la Nazione (il capo indiscusso del popolo) ne era contento… anche se fra poco ci sarebbero state le elezioni e non aveva tanto piacere di affrontare quel periodo. I suoi rivali erano tutto sommato piccole pedine ma ce ne era uno in particolare che un po’ lo preoccupava, la signora Democrazia.

«Che donna pestifera lei e le sue malsane idee … un momento malsane idee??» pensò ad alta voce la Nazione «ma sì ecco la soluzione per non avere problemi nel momento delle elezioni!» e prendendo la giacca uscì di tutta corsa per giungere da chi aveva scoperto la Cura.

«Buongiorno signor Vaccino, mi dica, per caso la Cura riesce a debellare qualsiasi cosa?»

«Buongiorno a lei Nazione, la mia cura riesce a debellare qualsiasi malattia e male nel mondo!»

«Mi pare impossibile, dice proprio tutto?» chiese sogghignando.

«Tutto, ma perché me lo chiede sta male forse?» rispose agitato il signor Vaccino.

«Io? Io sto benone grazie alla sua cura, anche se…»

«Anche se, cosa? È impossibile che lei stia male. Non ci sono stati più avvistamenti di malattie nel mondo da quasi trent’anni!»

«Ha ragione, ma vede ho scoperto che c’è chi soffre di una malattia tremenda: l’idea malsana, i cui sintomi sono di sragionare completamente e promettere cose che non si possono mantenere. Lei dice che sia possibile vincere anche questa malattia?» gli chiese sfidandolo.

Per un momento il signor Vaccino rimase ammutolito poi visto lo sguardo beffardo della Nazione disse inviperito: «Lavorerò giorno e notte e vedrà che la Cura vincerà anche questo male!»

E infatti da bravo uomo di scienza, il signor Vaccino riuscì a trovare anche questa cura: « Ecco Nazione sono riuscito a debellare anche questo male, ma l’avverto, è una malattia molto più profonda delle altre magagne che ho affrontato, questa va somministrata una volta ogni tre mesi se no il male ritorna!»

La Nazione ben felice la impose come vaccino obbligatorio ogni tre mesi per tutto il popolo che la prese senza protestare.

La cara Nazione era finalmente in pace con sé stessa, alle elezioni chi avrebbe mai potuto votare per la Democrazia?

Il giorno delle elezioni arrivò molto in fretta e i risultati furono drastici per la povera Nazione che raggiunse un solo voto… il suo! Ma come era possibile?

La Democrazia aveva vinto e come prima cosa stracciò la legge che obbligava il vaccino obbligatorio dell’idea malsana. Il popolo era felice ora vedeva con occhi nuovi il mondo, sembrava un miracolo c’era pace, giustizia e benessere verso tutti. Purtroppo l’effetto del vaccino finì e non essendo più obbligati a prenderlo, il popolo ricominciò ad avere idee malsane. Solo tre mesi durò la prosperità che la Signora Democrazia aveva portato al popolo, il quale finito l’effetto del vaccino la scacciò dal potere per rieleggere felice la cara vecchia Nazione.

Se vi è piaciuta la storiella, perché non la condividete?

Vi ricordo che se volete leggere il mio libro potete acquistarlo qui grazie e buona Domenica.

© 2017 Paolo Bua Corona