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Andrea Tralli

Edizioni Giorgione, Panda Edizioni
Ecco a voi nientepopodimeno che l’editore di Edizioni Giorgione e Panda Edizioni

Oggi vi voglio presentare un caro amico che ha voluto scommettere sul mio lavoro: Andrea Tralli il mio editore.

Ora bisogna sapere che non sono tutte rose e fiori quando un editore come Andrea ti propone un contratto per pubblicare il tuo libro. All’inizio c’è un amore sconfinato, finalmente qualcuno crede in ciò che hai scritto! Poi inizia un profondo odio, quando iniziano a fioccare i vari tagli, le varie modifiche del tuo lavoro … vi confesso, il primo capitolo di “Non sono solo zanzare!” mi è stato chiesto di rifarlo per ben sei volte di fila!!! Alla fine ammetto che Andrea non aveva poi tutti i torti.

Ma ora bando alle ciance e iniziamo l’intervista con questo personaggio.

«Ciao Andrea, grazie di dedicarci un po’ del tuo tempo. Spiegaci un po’ come ti è saltato in mente di prendere in mano la Panda Edizioni

«Ciao Paolo, son ben felice di rispondere a qualche domanda se può servire ai futuri scrittori … Dunque, ho preso in mano la Panda Edizioni perché avevo già pubblicato con loro sotto la precedente gestione. Dopo anni di precariato in due diverse amministrazioni pubbliche, in occasione dell’ennesimo licenziamento ho deciso di scommettere su un’attività in proprio. Ho proposto la cosa all’ex proprietario, che ha accettato di buon grado di passarmi il testimone, visti anche i suoi raggiunti limiti di età.»

«Una domanda che molti mi chiedono è questa che differenza c’è tra la Panda e Edizioni Giorgione

«Te lo spiego subito, avendo rivelato Panda, ho con essa rilevato i suoi contratti di distribuzione, che mi stavano un po’ stretti a dirla tutta. Per questo ho aperto un nuovo marchio editoriale, Edizioni Giorgione per l’appunto, che fosse slegato da essi e avesse uno stile grafico ben riconoscibile e una distribuzione nazionale dedicata, e così è attualmente, con ottime soddisfazioni.»

«Visto che sei qua, mi gongolo un po’. Spiega agli amici che seguono il blog cosa ti ha convinto a pubblicare il mio libro

«Be’ Paolo hai poco da gongolarti» ride « mi ha convinto del tuo libro l’unicità narrativa: le librerie sono piene di libri di narrativa “classica” e io penso di non essere l’unico a esserne stufo. I libri di Edizione Giorgione hanno un approccio “nuovo” alla narrativa – e non solo quella – sperando di incontrare il gusto del pubblico. Ma sembra proprio di sì.»

«Per ora mi pare anche a me,» sorrido soddisfatto (siamo già arrivati alla ristampa ndr. 🙂 ) «ci sono progetti nuovi che ti frullano in testa?»

«Eh, sì! I progetti sono tanti, e partono dall’imminente trasloco della sede in un nuovo ufficio più grande e “degno” per arrivare a una valorizzazione di Edizioni Giorgione attraverso la scoperta di nuovi talenti letterari da promuovere e pubblicare: aspetta un autunno davvero “caldo”!»

«Ora ti voglio fare una domanda che molti fuori da questo ambiente vorrebbero farti.»

«Spara.»

«Come funziona il mondo editoriale per chi vorrebbe provare a pubblicare un libro?»

«Il mondo editoriale è mooolto complesso, pur essendo mooolto piccolo. È anche per certi versi un mondo “elitario”, chiuso in se stesso, che non cerca il confronto né accetta nuove idee. È per questo, secondo me, è un vero peccato. Questa chiusura mentale, anche un po’ sclerotica, si riflette nelle non-ricerca di nuovi volti letterari “validi”, dato che il vero scouting letterario lo fanno le piccole case editrici con scarsa penetrazione del mercato, mentre le grandi, le stra-famose, stanno investendo in titoletti da youtuber … come si può pensare di creare una cultura della lettura proponendo best seller tutti uguali e “facili” da leggere? Per gli autori esordienti un consiglio: non auto pubblicatevi. In questo modo dichiarate al mondo editoriale (dove vorreste entrare) o che non credete abbastanza in voi stessi da insistere con le case editrici o che non credete nelle case editrici tout court. In entrambi i casi, non è un buon segnale per cercare di entrare nella filiera del libro.»

«Ultima domandona, cosa consigli per chi vuole intraprendere il mestiere di scrittore?»

«Suggerisco di studiare. Studiate le regole redazionali, studiate la sintassi e la grammatica. Ma sopratutto studiate il mondo editoriale, come funziona, e quali generi letterari funzionano e applicatevi nella scrittura. Scrivete, scrivete, scrivete. E correggete, correggete, correggete. Vedo quotidianamente pletore di manoscritti di scarsa qualità, con errori marchiani o basati su trame scontate. Tanto che, quando ne incontro di validi, me ne stupisco e di solito mi attivo per la meritevole pubblicazione.»

«Mi permetti un’ultima domanda?»

«Ma non era quella di prima l’ultima?»

«Ma no quella era la penultima visto che te ne faccio ancora una,» strizzo l’occhio sorridendo.

«Avanti, solo perché sei tu, spara.»

«Puoi spiegare l’importanza delle presentazioni? Sai, di solito si pensa che il nostro lavoro consista solo nello scrivere libri.»

«Le presentazioni costituiscono la parte”pubblica” di un lavoro solitamente considerato “intimo” come quello dello scrittore. E invece sono altrettanto importanti. Se si vuole, si può fare un paragone con il mondo musicale,dove un anno i musicisti lo passano in studio e uno in tour per vendere i dischi. Per i libri è simile: il libro, una volta stampato, non cammina sulle proprie gambe, ma su quelle dell’autore, che non sempre può essere aiutato dalla casa editrice nell’organizzazione degli eventi (penso alle piccole case editrici come la mia) o addirittura dagli agenti letterari. Le presentazioni poi sono l’occasione per rendere “vivo” il libro, pulsante, e vedere davvero cosa ne pensa chi sta di fronte a te. Inoltre, costituisce un ottimo balsamo per la propria autostima.»

«Grazie Andrea del tempo dedicatoci ti aspetto a Belluno per una delle mie presentazioni eh?»

«Grazie a te Paolo, certo che sì, verrò con piacere come sempre!»

 

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Punti di vista

punti di vista,
foto dal sito http://enricca.tumblr.com/

Mi si chiede come invento le mie storie… questo è un assaggio che vi regalo volentieri miei cari lettori basta osservare, avere un po’ di sano umorismo e un pizzico di fantasia 

buona lettura.

La tacca.

Sarà la mia ennesima conquista, un’altra tacca sull’armadio. Sì caro mio, questa ci sta eccome! pensava il ragazzo dai lunghi capelli biondi da sembrare un angelo, con occhi azzurri come l’oceano e il viso dagli zigomi alti. Alto, slanciato, con un fisico asciutto. La guardava ammaliandola con il suo charme da perfetto don Giovanni. Le posò una mano sulla spalla e sussurrandole all’orecchio dolci parole d’amore sorrise, mostrandole i suoi denti splendenti, pensando felice alla nuova tacca che avrebbe inciso fiero una volta usato la ragazza.

Olezzo

Era bello non si poteva negare, certo il fiato era un qualcosa di misto ad alcol e carne putrefatta. Sempre così con gli uomini! Elena era da un po’ di tempo che veniva corteggiata da questo bellimbusto dai capelli oro e alla fine, per levarselo dalle scatole, accettò il suo invito sulla spiaggia. Ma che si era messo in testa? Mentre tratteneva il respiro per non svenire da quel olezzo pensava alla sua compagna che l’aspettava a casa.

La vecchia

«I giovani di oggi, che perdita di tempo! Pelandroni che pensano solo a divertirsi,» bofonchiò una vecchia, mentre arrancava sul marciapiede per il peso dei suoi anni. «Che senso ha di venire al mondo se poi si diventa vecchi? Che senso ha lavorare tutta una vita se poi con la pensione non puoi nemmeno comprarti una bara? Se esiste un dio, deve essere perfido nel gioire delle sofferenze che ha riservato per chi viene al mondo!» Si fermò un attimo davanti alla vetrina del barbiere e pensò amaramente: è forse un lavoro questo? Tagliare barbe e capelli per cosa? Tanto ricrescono! La vita è una cosa infernale finisce un dolore e subito ne riparte un altro, meglio la morte, la parola fine su tutto.

Il barbiere.

Guardava schifato la vecchia signora curva davanti al suo negozio. Aveva davanti a sé come in un fotogramma la vera storia dell’economia italiana. In lontananza due giovani intenti a inutili approcci amorosi, invece di pensare al lavoro! In primo piano il risultato di chi non pensa al futuro. Una brutta megera che, sicuramente quando poteva, invece di lavorare e sudarsi una pensione avrà pensato alla bella vita. Lui no invece, lui aveva un lavoro tramandato di generazione in generazione; lui faceva il barbiere un lavoro rispettato per chi sapeva come ci si doveva presentare al lavoro. Non come quel debosciato, capellone la in fondo che ci provava per di più con la lesbica del quartiere. «Che paese di fannulloni!» esclamò scopando il locale dal vario pelame appena reciso.

Il sole

Era sorto allontanando le nubi, in un cielo limpido di un azzurro surreale. Osservava da secoli la razza umana, fantastiche creature evolute della natura. Loro avevano imparato l’uso della parola per poter lodare Dio di tutte le cose meravigliose che agli uomini aveva donato. Guardò i due innamorati e pensò ad Adamo e Eva: il frutto del loro amore avrebbe regalato i vagiti melodiosi delle nuove generazioni. Guardò l’anziana signora: «Ecco la saggezza del popolo,» esclamò il globo infuocato «ecco chi ha vissuto la storia e può insegnarla ai giovani del mondo!» Guardò il barbiere che puliva il locale e pensò alla felicità che sicuramente stava provando nel fare un servizio alla società. Si gonfiò più che poté per regalare il suo calore a tutti questi personaggi. «Io sono il sole e il mio compito è di illuminare i figli di Dio che in questo momento staranno gustandosi questa meravigliosa giornata!»

© 2017 Paolo Bua Corona

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Alieni e selezioni.

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Arnaldo Pomodoro, Sfera con sfera.

«Io non posso credere che lei sia un alieno mi scusi, ma è impossibile!» dico esterrefatto guardando quella strana persona dal corpo esile e con la testa ovale.

«Ma questa è bella. Proprio lei non crede agli alieni?» mi risponde altezzoso.

«Perché proprio io? Mai creduto agli alieni, mi spiace per lei.»

«Scusi ma lei non è quello che ha scritto un libro dove parla con le zanzare?»

«Ah, ah, ah, ho capito vuole prendermi in giro, simpatico! Però scusi, poteva inventarsela meglio la storia, figurarsi se gli alieni, casomai dovessero esistere, si mettono proprio a leggere il mio libro, di un esordiente!» sbellicando dalle risa rispondo.

«Caro signore, noi leggiamo spesso tutti i libri degli esordienti. Spesso troviamo belle storie come la sua ad esempio» mi risponde serio e continua «Personalmente preferisco la poesia di uno scrittore che ha davvero talento, non si offenda, ma è una questione di gusti.»

«Un poeta? Ci mancherebbe che mi offendo! Mi dica chi è per favore, sarei ben contento di leggere qualcosa di nuovo.»

«Rabolas con le sue invarianze di scala davvero merita. Se sapessi la sua vera identità, le confesso che ora starei parlando con lui anziché con lei.»

Scrivo il nome di questo autore sul mio fido taccuino. Anche oggi ho ricavato buoni spunti per scrivere un articolo, penso.

«Ma mi scusi signor alieno,» ormai mi sono convinto che costui è un extraterrestre visto che legge libri di esordienti. «io cosa posso fare per lei? Vuole forse propormi una presentazione del mio libro nel suo pianeta?» chiedo speranzoso.

«Sarebbe bello ma non ci è concesso portarvi fuori dalla terra, sennò non avreste più motivo di usare la fantasia per viaggiare non crede?»

«Ma allora, ha fatto tutta questa strada per cosa? Non mi dica che è per un autografo, vero?» domando scherzosamente (si sa che ad ogni scherzo c’è un fondo di verità).

«Un autografo? Non ci avevo pensato, caso mai glielo chiedo dopo. Ora sono qui per capire una cosa che voi umani siete capacissimi di fare, mentre noi ahimè siamo a rischio di estinzione.»

«Di cosa sta parlando?» domando preoccupato.

«Come fate voi umani a restare impassibili verso certe immagini che i mass media vi bombardano di continuo addosso?» mi domanda speranzoso.

«Che immagini?» balbetto.

«Guerre, carestie, violenze, instabilità economica, politica… ma come fate ad essere così razionali da non immedesimarvi? Non è una critica sia ben inteso, ma sono già argomenti difficili singolarmente, figurarsi tutti assieme.»

«Mi sa che lei stia parlando della nostra percezione selettiva, credo. Voi non l’avete mi pare di capire» rispondo.

«No, non l’abbiamo. Per questo ci stiamo ammalando gravemente, ogni volta che vediamo le vostre immagini ci sentiamo coinvolti direttamente. Il caso è così grave che il nostro Consiglio ci ha dato la direttiva di non avere più notizie dal pianeta Terra a patto che non si trovi un rimedio; ecco il perché della mia presenza qui.»

«Ma come faccio a spiegarvi una cosa che abbiamo innata? La percezione selettiva è la tendenza a notare e scartare immediatamente tutti quegli stimoli che ci provocano un disagio emotivo,» cerco di spiegargli.

«Beati voi che siete indifferenti, magari fossimo cinici come voi!» mi risponde sconsolato.

«Ma non è cinismo il nostro è più che altro il modo che abbiamo per sopravvivere all’ansia e all’angoscia. La nostra mente si è evoluta in base al nostro comportamento che abbiamo. Mi dica signor alieno da voi ci sono guerre e carestie?»

«No, abbiamo imparato questi termini grazie a voi. Perché me lo domanda?»

«Vede la vostra mente non ha bisogno della percezione selettiva, sicuramente si è evoluta in qualcosa di più grandioso, lo dimostra il fatto che voi potete volare da un pianeta all’altro» rispondo con un pizzico di invidia.

«Allora non c’è nulla da fare? Siamo destinati a non leggervi più?» mi chiede sconsolato.

«Eh, mi sa di sì. Ma guardi il lato positivo, lei vive in un mondo fantastico che noi umani possiamo solo immaginarcelo con la fantasia

«Le confesso che sarà la cosa che ci mancherà di più la vostra fantasia, voi umani ne avete così tanta che potreste colorare l’intero universo se la usaste per il bene. Ora mi tocca andare è stato un piacere conoscerla di persona.»

«Il piacere è tutto mio faccia buon viaggio».

Torno a casa e mi metto a scrivere subito il mio aritcoletto… che testa che sono, mi son dimenticato di fare l’autografo al mio fan extraterrestre.

© 2017 Paolo Bua Corona

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Mifegyne

aborto settimo mese mifegyne
Un bimbo al settimo mese

Oggi parliamo della famosa Ru 486, comunemente chiamata Mifegyne. Non sapete cos’è? Ottimo, ora vi spiego il tutto.

In Italia è già accessibile negli ospedali dal 2010, non serve nessun ricovero anche se i medici come ben sapete lo consigliano vivamente per ogni problema. Eh sì, perché questa pillola miracolosa risolve il problema di avere un figlio. Pensate che rottura di scatole avere questo affare per casa, ma ve ne rendete conto? Una macchinetta che mangia soldi e restituisce pianti e strilla, ogni tanto rigurgiti e odori malevoli. Per fortuna che la scienza ha fatto passi da gigante per qualcosa di utile non solo all’uomo ma finalmente anche alla donna!

È vero che non è proprio proprio esente da rischi, ci possono essere delle complicazioni, si parla di una cosa tipo 13 casi mortali. Ah no, non sto parlando di quell’affare dentro l’involucro di carne, quello viene ammazzato senza problemi. Che poi “ammazzato” è una parola grossa, ma secondo voi, quell’affare che vedete in foto qui sopra, si può forse definire un essere umano? Suvvia non scherziamo! Dicevamo 13 casi dove la donna potrebbe morire, niente se paragonato a una vita intera libera!

Certo bisogna dire, per correttezza, che molte donne che hanno abortito e purtroppo anche le persone attorno che le hanno aiutate in questa scelta, col passare del tempo provano una forma di rimorso post aborto, chi prima chi dopo. Se ci pensate è una cosa molto soggettiva che certo non deve influire sulla nostra libertà. Poi i vantaggi sono innumerevoli che portano in secondo piano queste inezie appena descritte: solo il 5% dei casi finisce sotto i ferri; si può interrompere la gravidanza al massimo alla settima settimana, quando l’affare ancora non ha un’anima, come si può ben vedere dalla foto in alto; molte donne ritengono il metodo farmacologico più naturale rispetto ad altri metodi (sì, è un po’ un controsenso definire naturale una cosa chimica, ma quante cose chimiche ormai vengono spacciate per naturali? Possiamo anche sorvolare,no?)

Ma che cosa fa esattamente questa pillola?

Il Mifegyne blocca gli effetti del progesterone quell’ormone necessario per far continuare quella seccatura che è la gravidanza.

Semplice no?

Quando si è decise di fare questa scelta il medico vi esporrà due possibili soluzioni per l’aborto, quella chirurgica e quella più “naturale”, il Mifegyne. È vero, sempre per correttezza, che il medico dovrebbe fare un colloquio di dissuasione previsto dalla legge 194 , ma bisogna essere anche un pochino elastici no? Con tutti i pazienti che aspettano fuori dalla porta possiamo anche chiudere un occhio a queste inezie, suvvia.

Alla fine se scegliete questo trattamento, questa soluzione finale, è di questo che stiamo parlando no? Una soluzione definitiva al problema, perché è un problema avere un figlio, giusto? Ci sono innumerevoli argomenti che si possono prendere in considerazione per giustificare la scelta di privare a quel affare di venire al mondo. Le nostre mamme per fortuna all’epoca del nostro concepimento, non hanno optato per nessun trattamento, donandoci proprio quella libertà di poter scegliere se far vivere o morire quel “coso”.

A voi la scelta.

© 2017 Paolo Bua Corona

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CPI è … grave ?

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preso dal sito http://anticorruzione.eu/

«Mi scusi lei sa cos’è il CPI?» chiese speranzosa la giornalista con penna e taccuino in mano a un signore appena uscito dal locale.

«Ci pi … che?» rispose strabuzzando gli occhi.

«CPI l’Indice della percezione della corruzione».

«Solo l’indice? L’Italia ha tutta la mano corrotta, altro che indice!»

La povera giornalista incominciò a spiegare un pippone che non finiva più e io sogghignando per la risposta pronta del intervistato, mi incamminai verso la mia panchina preferita.

Come si sa, la curiosità di certo non mi manca sopratutto se me la servono su un piatto d’argento e così, con il mio fido telefonino, mi imbatto sul sito www.anticorruzione.eu e mi viene un malore… due ragazzi su tre tollerano la corruzione?

Non ci credo cerco di controlla re meglio la notizia, niente da fare l’articolo parla chiaro; siamo in un Paese dove la corruzione è diffusa a tal punto che la maggior parte dei cittadini ritiene si tratti di un fatto normalissimo. Incredibile!

Non ci avevo mai fatto caso nella realtà, ma pensandoci bene quante volte ho sentito che per entrare in certi ambiti lavorativi bisogna “avere le conoscenze giuste”? Ma sopratutto come si può fare a combatte re una piaga così terribile?

Continuo a fare ricerche per trovare spiegazioni o eventuali rimedi (la mia fantasia mi propone un vaccino anticorruzione, ma purtroppo non ho le competenze mediche per attuarlo) e scopro con mio stupore che in realtà un vaccino esiste già: l’onestà!

Ci sono stati tanti casi dove i cittadini di questo bel Paese corrotto hanno avuto il coraggio di denunciare questi illeciti e, udite udite, perfino le pubbliche amministrazioni. Se ci pensiamo un attimino in effetti è l’unica soluzione che abbiamo per sconfiggere questo male, denunciare! Anche se la tentazione di cercare altre vie più facili e appaganti, ammettiamolo, è grande!

Ma se ognuno di noi riuscisse a dire «no» a quei piccoli compromessi che ogni giorno ci vengono chiesti; se ognuno in cuor suo cercasse prima di tutto la pace della coscienza anche se questo comporta la paura di non veder realizzati i propri sogni, le attese, la costruzione del suo futuro; se ognuno ricercasse il coraggio della trasparenza, della correttezza e della legalità, credo che potremmo insieme debellare questo problemas così grave.

© 2017 Paolo Bua Corona

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Uomini e donne di razza.

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foto presa da http://marisdavis.blogspot.it/

Cercando di non prendermi una polmonite, mentre passeggio sotto l’arrivo dell’estate piovigginosa di Belluno, vedo un gruppetto di persone ben vestite sotto i portici del piazzale dello stadio, che sghignazzano tra loro.

Ottima idea ripararsi sotto i portici convengo tra me e me e mentre gli passo accanto sento chiaramente una donna della loro compagnia che salta fuori con una frase davvero infelice: «Certi clienti sono delle bestie peggio dei negri,» e di rimando uno degli ascoltatori «Non esagerare peggio dei negri non c’è nulla!»

In un istante la mia fantasia mi ha portato indietro nel tempo esattamente nel lontano 9 aprile 1865 in Virginia, America.

Ora, chi mi conosce sa che non mastico l’inglese, figuriamoci l’americano; ma la potenza della fantasia aveva fatto in modo di farmi viaggiare indietro nel tempo e di lasciarmi portare il telefonino con google translate. Come faceva a funzionare? Ah non lo so, penso grazie a qualche sistema quantistico fantastico!

Comunque torniamo a noi, non voglio divagare anche perché in quel momento mi trovavo davanti a nientepopodimeno che il generale degli Stati Confederati del Sud: Robert Lee.

Stava lì in piedi con i suoi baffoni neri leggendo quel pezzo di carta in mano che dopo la sua firma (che farà a breve) avrebbe concluso la guerra civile americana cominciata quattro anni prima.

Una guerra che era scoppiata (sembra quasi incredibile da dire) per il dissenso radicale che divideva a metà la giovane nazione: la schiavitù degli afroamericani, i famosi negri di cui verranno disprezzati da quel gruppetto di uomini e donne del 2017 citato in precedenza, doveva o no estendersi anche ai nuovi Stati che l’Unione acquisiva nei territori verso il Pacifico?

Due anni prima, stiamo parlando del 1863 il presidente Abraham Lincoln firmò un ordine presidenziale per l’emancipazione degli schiavi che liberava almeno sulla carta. Per lui uno Stato libero non poteva accettare che esseri umani venissero comprati e venduti come capi di bestiame. «Il razzismo,» come disse a Gettysburg «è impossibile da accettare in una democrazia!»

Sarà solo con l’arrivo di Truman succeduto a Roosevelt nel 1944 che riuscirà con le forze armate a fare un gran passo verso l’integrazione: l’arruolamento darà uno stipendio, una carriera, una dignità e il rispetto.

Dieci anni dopo, 17 maggio del 1954, si chiuderanno per sempre le scuole separate per bianchi e neri.

Nel 1967 Thurgood Marshall sarà il primo nero nominato giudice della Corte Suprema; il generale Collin Powell diventerà il primo capo di Stato maggiore della Difesa e infine nel 2008 Barack Obama sarà eletto presidente degli Stati Uniti. E tutto questo parte da questo pezzo di carta che intanto Robert Lee si è accinto a firmare.

Ritorno nella mia epoca, ha smesso di piovere, il gruppetto razzista ora se ne è andato. Vado al bar più vicino per rincuorarmi e osservo un marocchino che sta cercando di asciugarsi alla bene meglio fuori dal locale.

Sorrido, magari un giorno anche qui in Italia avremo alle cariche più alte dello Stato proprio un marocchino o un albanese, penso mentre ordino due caffè, uno per me e uno per il futuro Presidente della Repubblica.

© 2017 Paolo Bua Corona

Pubblicato in: racconti, scrittura creativa

I protagonisti bussano alla porta.

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eruzione Etna. foto presa dal web

Rieccoci qui ben ritrovati in questo nuovo articolo dove vi mostro concretamente come ho creato il mio primo romanzo con le tecniche che vi ho illustrato negli articoli precedenti.

Dove eravamo arrivati? Ah sì, mi ero buttato a letto per formulare tutte le idee che mi passavano in testa quando …

Quando una maledetta zanzara incominciò a ronzarmi attorno…

Sapete benissimo cosa si prova! E in tutto e per tutto provai a darle la possibilità di passare a miglior vita.

Poi l’illuminazione! Ecco la natura protagonista che ci voleva nel mio libro: le zanzare!

Ma sì, provate a pensarci: troppo scontato inserire una bestiola che suscita tenerezza, o una creatura fantastica dei boschi che so, fate, gnomi ecc. no, no, quel che ci vuole è un bel insetto ripugnante e fastidioso che mi tenga compagnia mentre scrivo e che prenda la curiosità nel lettore…

L’annotai subito sul mio “quaderno delle idee”, (sapete non si sa mai che il giorno dopo mi si scopra l’Alzheimer, per questo scrivo tutto quello che mi passa in testa e mi pare di avervelo consigliato, giusto?) ascoltando felice il suono “melodioso” del futuro protagonista. Già che ero sveglio e pimpante cominciai a “buttare giù” qualche idea di come poteva essere il taglio del futuro manoscritto. Sì, da una parte volevo che fosse un libro per ragazzi, dall’altra però volevo che potesse essere letto tranquillamente e divertirsi pure, anche un adulto… Bel problema eh?

«Be’ un problema alla volta,» dissi « ora vediamo di capire oltre alle zanzare chi mettere come altro protagonista».

Visto che ero sveglio me ne andai in cucina a prepararmi una buona tazza di caffè e … la mia immagine distorta sulla caffettiera mi richiamò un’altra illuminazione. «Ma certo,» esclamai «ecce homo!» e poi iniziai a ridere guardando mia moglie che mi aveva raggiunto in cucina con gli occhi assonnati.

«Stai interpretando la parte di Ponzio Pilato con una caffettiera?» mi disse incredula.

«No, no mi è arrivata una idea geniale e tutto grazie alla caffettiera che hai compra…»

Wow, mi era arrivata un’altra genialata! Mia moglie inconsapevolmente mi aveva fatto scandire una buona parte della storia. E se provassi a guardare la mia dolce consorte dal punto di vista delle zanzare?

Corsi di nuovo alla mia scrivania e trascrissi subito tutte le nuove idee, l’indomani ci avrei pensato con più calma, ora potevo andare a dormire soddisfatto e lasciar dormire anche la moglie.

Mi buttai a letto spensi la luce e dormii felicemente tutta la notte … sarà stato un caso ma quella zanzara come era arrivata a svegliarmi prima, se ne era anche andata!

© 2017 Paolo Bua Corona

P.s. se volete acquistare il libro lo trovate qui affrettatevi che è in promozione!

https://www.ibs.it/non-sono-solo-zanzare-libro-paolo-bua-corona/e/9788899739102#