Pubblicato in: La mia città: Belluno!

Extempore. Le emozioni nell’arte.

extempore, le emozioni nell'arte

Lo sguardo serio e concentrato; trucioli di cirmolo che si incastonano sulla barba nera come la pece; il mazzuolo colpisce la sgorbia con precisione millimetrica e uno sbuffo di polvere e segatura si innalza ad ogni colpo. Per un momento l’artista si arresta. Osserva con aria scettica la forma che ha cercato, l’accarezza per sentire l’armonia sotto le dita callose e poi soddisfatto concede un mezzo sorriso alla sua creatura per poi ricominciare a liberarla dal tronco di legno che la imprigiona.

In questi giorni qui a Belluno, negli angoli e nelle piazze del centro storico, si possono ammirare gli scultori che per una settimana realizzeranno le loro opere scolpendo pannelli e tronchi di legno.

Il connubio tra la temperatura rigida che pizzica sulla punta del naso e il profumo del legno appena tagliato donano, tra le strade della città, un ambiente magico che risveglia quei ricordi ancestrali dei nostri antenati, dove le foreste e le montagne erano parte del loro essere.

In questa naturale atmosfera mi soffermo ad osservare le varie sculture che via via prendono forma.

È incredibile come l’arte riesce a coinvolgere l’animo umano.

Ci sono delle opere che mi fanno sorridere, altre, dalle forme astratte, mi provocano smarrimento, altre ancora donano la pace con le loro linee semplici.

Rifletto.

Posso giudicare il valore artistico di queste sculture sulle emozioni che mi provocano?

Le emozioni non sono forse uno stato soggettivo? Ma allora come riconoscere se un’opera è artistica oggettivamente oppure no?

Credo che tutto dipenda dalla possibilità di quanto riesca a farci ragionare.

Credo che l’arte, in qualsiasi ambiente andiamo a pescarla, per essere “artistica” deve trasmetterci un pensiero, deve fermarci, farci riflettere e scoprire il pensiero che è al suo interno.

Questo contraddistingue un opera d’arte da una opera qualsiasi.

Di questo pensiero che scopriamo al suo interno, possiamo essere d’accordo oppure no, e in base a questo nascono tutte le varie emozioni che proviamo.

Credo che il vero significato dell’arte sia la possibilità che ha un manufatto di poter contribuire alla crescita intellettuale di tutti noi.

Forse è questo che differenzia il mio scrivere con quello di Alessandro Manzoni.

Perciò non è giusto soffermarsi soltanto all’aspetto emozionale dell’opera che stiamo osservando, ma cerchiamo di capire quale contributo a livello intellettivo ci sta donando.

Del resto tutte le opere d’arte, dalla scrittura alla scultura, passando per la fotografia, il cinema, la pittura e chi ne ha più ne metta, sono entrate a pieno diritto nella nostra storia dell’arte per quale motivo? Perché fanno emozionare o perché fanno pensare? Attenzione che non sto dicendo che un opera d’arte non emoziona.

La prima volta che ho visto “La nascita di Venere” del Botticelli agli Uffizi di Firenze ridevo e piangevo come un ebete, penso che sembravo più un drogato di crack che uno studente del liceo artistico.

Io penso che l’emozione sia l’effetto del pensiero che l’opera d’arte esprime e non la causa.

Quando si beve un buon vino prima si cerca di capire tutte le varie sfumature con l’odorato, si guarda il colore, si sente il gusto, c’è la ragione che lavora; poi l’insieme delle caratteristiche, appena apprese, sfociano nell’esplosione dei sentimenti più disparati che scaldano il cuore.

L’arte è uno dei pochi strumenti che possediamo, che da una parte mostra l’evoluzione dell’uomo nella storia e dall’altra ci fa scoprire la nostra rassomiglianza con “l’artista” Dio che ha creato le meraviglie del mondo.

© 2016 Paolo Bua Corona

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

Rispondi