Pubblicato in: L'ispettore Botolo

Il camaleonte 2° parte

Ed eccoci alla seconda puntata del Camaleonte, continua la storia intrapresa giovedì scorso.

Buona lettura!

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Il mercato di sabato mattina, in Piazza dei Martiri, era un bel momento per gli animali di Belluno dove, la città riprendeva vita vendendo a prezzi concorrenziali oggetti e abiti di tutti i gusti. Era l’occasione dove la maggior parte degli animali, passeggiando per i portici, si pregustavano l’inizio del week-end.

«No, questo non mi va bene, mi è troppo stretto» sbuffando disse il commissario cercando di togliersi un maglione che gli impediva di respirare. «Possibile che non trovi in tutta Belluno un maglione della mia misura?»

«Commissario, aspetti che provo a cercarle qualcosa di extra-large dentro il camioncino» agitato rispose un tacchino tutto sudato che ne aveva le scatole piene di cercare qualcosa che andasse bene a quella specie di bisonte di un commissario.

D’un tratto spezzò la serenità della giornata una richiesta d’aiuto di una topina.

«Al ladro, al ladro, la mia borsetta!» gridò inviperita.

Butch Cassidy senza pensarci un attimo gonfiò i pettorali, strappando in due il maglione che gli impediva di muoversi e prese per il colletto lo sfortunato ladro che gli passò correndo a fianco.

Lo sollevò di peso guardandolo nervoso.

«Sei in arresto, a meno che non chiedi scusa alla signora consegnandole la borsetta e mi prometti di rigar dritto, se no la prossima volta…» ringhiò al malcapitato mostrandogli, a due centimetri dal naso, i suoi lunghi e grossi canini che parevano coltelli.

«Prometto, prometto, mi scusi, mi scusi» balbettando pregò il ladruncolo e una volta messo a terra si dileguò tra la folla che applaudiva il gesto eroico del commissario.

«Uff, mi dica quant’è per il maglione che le ho rovinato» chiese il commissario al tacchino che lo stava un attimo prima servendo.

«Di niente commissario stia tranquillo offre la casa.»

«Mi pare che lei abbia problemi nel trovare un abito che le vada comodo commissario» chiese stringendogli la coda scambiandola per la mano del commissario, un Griffon Boulet paffutello coperto di pelo color foglie d’autunno.

«Quella è la mia coda» rispose serio il commissario.

«Mi scusi commissario, purtroppo sono diventato cieco per un infortunio sul lavoro» disse mortificato quella testa cespugliosa con grossi baffi e barba fitta.

«Oh, mi scusi non ho prestato attenzione» disse impacciato il commissario cercando di guardare sotto quelle folte sopracciglia. «Ma mi dica in cosa posso esserle d’aiuto?»

«Sono io che la voglio aiutare, se me lo permette. Venga a casa mia che le faccio un abito su misura.»

«Lei è un sarto? La manda il cielo vengo ben volentieri! A proposito io sono il commissario Butch Cassidy e lei?»

«Che sbadato non mi son presentato, mi chiamo Botolo» si presentò felice, stringendo la coda del commissario.

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«Dunque lei era un ispettore… » sbuffò il commissario stanco che per l’ennesima volta Botolo cercasse di prendergli le misure.

«Si parla di una vita fa commissario. A quei tempi facevo l’ispettore di polizia ero anche bravino, ma cosa vuole, una volta qui a Belluno non succedevano tutti i furti che avvengono di questi tempi. C’era una sorte di rispetto verso le forze dell’ordine: tutti aiutavano tutti. Ora il progresso ha portato un ondata di benessere ma a quale prezzo? Se per essere all’avanguardia bisogna parlarsi con quei smart b.. smerts… smart-cosi, bé ammetto che preferirei tornare indietro di una decina d’anni. Ecco fatto ora bene o male le misure ci sono, venga a scegliere la lana e il colore e le farò uno cardigan che l’inverno di Belluno le sembrerà l’estate di Miami» sorridendo disse all’attaccapanni l’ispettore Botolo.

«Le do ragione signor Botolo» gli rispose indirizzandolo verso la parete con tutti i gomitoli di lana appesi «di certo ai suoi tempi non c’erano tizi che andavano in giro a rubare nei pollai»

«Sta parlando del Camaleonte, vero? È possibile che ancora non l’abbiate preso?»

«Non ci si metta anche lei per carità. Ecco, questo qui è molto soffice che cos’è?» chiese il commissario accarezzando con due dita un gomitolo marrone scuro.

«Questo è cashmere ottima scelta. Ma comunque, ve la sarete fatta un’idea no? Il Camaleonte va avanti da quasi due anni ormai» chiese preoccupato rivolgendosi a un manichino.

«Ma guardi ispettore, per ora sappiamo che è un tasso il famoso camaleonte e predilige derubare i pollai Barétola. Ma la cosa più triste è che temporaneamente lascia le vittime senza vista gettandogli addosso un certo tipo di veleno».

«Un tasso? Ma i tassi qui da noi di solito sono i politici che governano il paese. E poi, che getta veleno? Questo è davvero un mistero commissario. Ma secondo lei come farà a stare ancora a galla quel pollaio?»

«Cosa intende?» disse il commissario drizzando ben bene le orecchie.

«Bé, mi viene spontaneo pensare che dopo due anni di furti avrà dei debiti non indifferenti, non trova?» rispose innocentemente Botolo sedendosi sulla sua sedia a dondolo vicino al caminetto e iniziando a formare delle catenelle con la lana.

«Certo, ma credo che l’assicurazione risarcisca tutto… anche se…» il muso del commissario si illuminò d’improvviso, «mi perdoni signor Botolo devo fuggire in commissariato, passerò domani se ce la faccio d’accordo?» e senza aspettare risposta il commissario era già in strada. La pista fiutata stava prendendo forma.

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Ancora una rapina e poi finalmente poteva lasciare questo paese umido e freddo.

Un po’ lo rattristava mollare questo “gioco” come lo vedeva lui, ma ormai il rischio era troppo grande sia con quel mastino alle costole, sia per le assicurazioni che ormai non avevano più intenzione di fare affari con i pollai Barétola.

Già, il mastino: Butch Cassidy.

Si era informato su di lui e della sua formidabile fama che aveva acquistato nel nuovo mondo, con la sua perspicacia a risolvere casi per molti impossibili. Aveva letto della tenacia nello sgominare la grande mela che voleva espandere il crimine nelle sue zone.

Circolavano addirittura delle leggende sulla sua forza e il suo coraggio.

Insomma, era meglio non capitargli a tiro e comunque ormai poteva ritenersi soddisfatto.

Già la maggior parte del bottino era stato spedito in una regione dell’Africa, l’ultima rapina gli serviva solo per sé, per il suo ego. Voleva chiudere in bellezza.

Bastava solo un’altra rapina, ma il problema era scegliere bene il posto.

L’idea di rapinare il suo pollaio in Piazza dei Martiri era molto allettante ma quanto stupida, non avrebbe avuto modo di far sparire le tracce, troppo rischioso anche per lui. Però sarebbe stato il colpo del secolo!

Mentre rimuginava se attuare quel folle piano, aprì il giornale.

Lo sguardo si arrestò su una notizia in seconda pagina e più proseguiva la lettura più le pupille nere scintillavano dalla gioia.

Un’agghiacciante e stridula risata echeggiò sulle pareti in marmo dello studio vuoto.

L’ultima rapina gliel’avevano servita su un piatto d’argento.

A giovedì prossimo amici e amiche

ne approfitto per augurarvi un sereno e felice fine settimana!

© 2016 Paolo Bua Corona

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

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