Pubblicato in: L'ispettore Botolo

Il camaleonte parte terza

Ben ritrovati eccovi come promesso il nuovo capitolo del Camaleonte. Ce la farà il commissario Butch Cassidy ad acciuffare il furfante che ruba nei pollai?

Bé non resta che leggere per scoprirlo, buona lettura!

Milioni di anni fa nasceva il Piave dai ghiacciai del Cadore. Coraggioso fin dall’antichità, il fiume appena nato incominciò a viaggiare verso la valle Bellunese. Qui trovò un buon bacino e dopo aver corroso il Fadalto provocando apposta la frana giusta per sistemarsi, si fermò.

Si guardò attorno.

I monti dell’Alpago e del Nevegàl si riflettevano sulle sue placide acque: era nato il Lago di Santa Croce.

Soddisfatto del suo lavoro, il Piave riprese la sua corsa verso la “bassa”, la pianura veneta chiamata così dai bellunesi, per tuffarsi poi nel mare Adriatico.

Qui troviamo uno dei fortunati paesi che godono tutt’ora il paesaggio magnifico che il lago di Santa Croce offre ogni giorno: Farra d’Alpago.

Quel giorno, per festeggiare le prossime gare nazionali di wind-surf, il Sindaco del paese, era riuscito a farsi donare per qualche settimana lo strabiliante uovo di Fabergé da una collezione privata: un gioiello dal colore bianco con smalto opaco e al suo interno un tuorlo tutto d’oro. Un’opera d’arte che non poteva certo scappare a un furfante di nostra conoscenza, no?

E infatti quel giorno, un tasso vestito di tutto punto si presentò all’ingresso del pollaio dove l’uovo, in centro del salone mostrava tutto il suo splendore.

Per un momento il tasso si immobilizzò ipnotizzato da tanta bellezza, i suoi occhi brillavano di pura cupidigia. Poi si guardò attorno in modo furtivo. C’erano due cani poliziotto vicini all’uovo.

Non sarebbe stato facile ma a quell’ora, come al solito, il pollaio era deserto.

Si avvicinò con passo lento al centro del salone.

«Davvero notevole!» disse strabiliato a uno dei due cani poliziotto.

«Si, signore. È un gioiello che fa parte di una collezion…» non riuscì a finire la frase che uno spruzzo viscido gli si avventò sul muso.

Preso di sprovvista l’altro cane non riuscì a reagire che anche lui fu colpito della stessa sorte del suo collega.

Il tasso si mise l’uovo in tasca e fulmineo si diresse verso l’uscita ma, si trovò davanti un mastino di sua conoscenza.

«Ora sei mio!» ruggì Butch Cassidy avventandosi sopra il tasso.

Subito il furfante spruzzò il suo micidiale acido verso gli occhi del commissario che prevedendo la mossa si riparò il volto con una zampa e rispose con tutta la potenza dei suoi muscoli convogliandoli su un destro micidiale.

Il tasso riuscì a schivare per poco il pugno diretto sul suo viso ma non fu lo stesso abbastanza veloce. La zampa del commissario si riversò sopra la spalla del furfante facendolo ruzzolare quasi al centro della stanza. Il colpo fu come venire investito da un tir in piena corsa.

Gli girava la testa, sentiva di avere la spalla fratturata in più punti ma la cosa peggiore

era lì, a due metri da lui, strappata via dall’onda d’urto del colpo, la sua maschera da tasso.

Si coprì subito il volto come meglio poteva e istintivamente prese l’uovo d’oro da dentro la tasca e lo gettò in aria buttandosi a capofitto verso l’uscita.

Butch Cassidy non poté fare altro che reprimere l’istinto di acciuffare il camaleonte e gettarsi verso l’uovo che roteando in aria riuscì ad acchiappare prima che si frantumasse al suolo. Si rialzò di scatto ma il camaleonte si era già dileguato.

Il commissario sorrise sapeva chi aveva visto sotto quella maschera da tasso.

Il Camaleonte aveva le ore contate.

                                                                ———

«Commissario sono mortificata» disse contrita Viverna fuori dal pollaio appena derubato «non potevo immaginare che lui fosse il Camaleonte. Io e i colleghi eravamo pronti all’uscita del tasso e invece ci siamo scontrati con uno spaventatissimo direttore del pollaio Barétola.»

«Non importa Viverna, l’importante è muoverci in fretta. Ora che sa, che noi sappiamo cercherà di lasciare il paese quanto prima. Raduni tutti gli agenti del commissariato andiamo ad ammanettare il famigerato Camaleonte!»

Aveva capito bene che razza di bestia era il ladro.

Il piano da lui progettato per la cattura non era finito come se lo aspettava ma almeno ora sapeva chi si nascondeva dietro quella maschera. Con l’aiuto del sindaco di Farra d’Alpago era riuscito ad organizzare la trappola in modo d’arginare quasi del tutto la pericolosità dell’operazione. Doveva ammettere che Botolo, quello strano e simpatico cagnolino sarto, gli aveva messo la pulce nell’orecchio parlando delle assicurazioni che lavoravano per i pollai Barétola, e così era venuto a conoscenza che bastava solo un’altra rapina che avrebbero chiuso il contratto con il proprietario dei pollai.

Quindi gli mancava solo un’ultima rapina al Camaleonte prima di smettere e di certo l’uovo di Fabergé era un premio succulento per non appropriarsene.

Ora era arrivato il momento della cattura, finalmente!

Non si erano mai viste tante auto della polizia nello stesso istante in Piazza dei Martiri come quel giorno. Nel giro di qualche ora tutte le strade vennero chiuse nessuno poteva fare un passo senza venir controllato dalla polizia bellunese.

Il commissario e un gruppo di cani poliziotti buttarono giù la porta dello studio del direttore senza tanti convenevoli, ma non c’era nessuno.

«Cercate dappertutto deve essere per forza qui!» ruggì il commissario.

Ribaltarono lo studio, l’intero pollaio venne messo sotto sopra ma del Camaleonte non c’era traccia.

«Commissario venga a vedere» latrò Viverna che con un gruppo di colleghi stavano perlustrando gli scantinati del pollaio. «Qui c’è qualcosa!»

Dentro la parete si sentiva uno strano mugugno.

«Aiutatemi!» ordinò il commissario e con tenacia riuscirono a trovare una porticina segreta ed entrarono in uno stanzino buio.

Dentro trovarono un lucertolone imbavagliato che mugugnava a più non posso.

Appena liberato gli agenti lo tempestarono di domande.

«Lasciatelo respirare!» ordinò Butch Cassidy accompagnando fuori dallo stanzino il lucertolone grato di essere stato salvato.

«Come si sente? Ce la fa a spiegarci cosa è successo?» gli domandò il commissario bonariamente.

«Sono Lux Barétola, il vero proprietario dei vari pollai sparsi nella regione. Una sera di … che giorno è oggi?» domandò spaesato.

« Oggi è il 15 dicembre dell’anno 2016» rispose serio il commissario.

«2016? oh mio dio, son passati due anni abbondanti!» esclamò non trattenendo le lacrime il direttore «Quel vigliacco mi ha tenuto prigioniero per due anni!» ripeteva incredulo.

«Per favore signor Barétola chi l’ha tenuta prigioniero?»

«Si chiama Jack la Iena è un farabutto, un ladro, un carceriere, un..»

«Deve concentrarsi e dirci di più lei non può saperlo ma mentre era suo prigioniero, quel farabutto ha rapinato quasi tutte le uova dei suoi pollai!» intervenne Viverna.

«Come? Cosa? I miei pollai?» balbettò il direttore preso dall’isteria.

«Si concentri deve dirci chi è questo Jack la Iena è questione di minuti per acciuffarlo lo capisce?» lo sgridò secco il commissario.

«Le mie povere uova, le mie povere uova» continuava a ripetere il direttore in evidente stato di catalessi.

«Dannazione!» ringhiò il commissario tra i denti. «Viverna dia l’ordine di lasciar perdere le lucertole e di fermare le iene in tutta la città, forse con un po’ di fortuna…» disse sconsolato il commissario. L’unica cosa ormai certa era quella maschera da lucertola che sembrava lo scantonasse per averlo preso in giro tutto questo tempo.

«Commissario Cassidy» lo destò dai suoi pensieri un agente porgendogli un foglietto di carta. «C’è un messaggio per lei, l’ha appena portato un piccione viaggiatore».

«Ma porca la miseria! Viverna dobbiamo correre alla stazione di Padova» disse in tono brusco appena letto il messaggio, «se non arriviamo in tempo mi sa che il mio cardigan non giungerà alla fine!»

Grazie a tutti di essere arrivati fino a qui. Ci vediamo Giovedì prossimo per vedere assieme come finirà questa avventura. Felice settimana a tutti

© 2016 Paolo Bua Corona

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

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