Pubblicato in: L'ispettore Botolo

Il Camaleonte ultimo atto.

Eccoci arrivati alla fine della storia non aggiungo altro se non … buona lettura!

«Mi aiuta a salire per favore?» chiese gentilmente un Griffon Boulet paffutello stringendosi forte a un braccio peloso.

«Ma certo l’aiuto io non si preoccupi» rispose gentile Jack La Iena guardandosi furtivo attorno al piazzale della stazione. «Dove è diretto?»

«A questo purtroppo ancora non lo so, non ho mica una sfera di cristallo, per ora so che il treno si ferma a Padova e questo mi basta» rispose innocente.

Ottimo un vecchio rimbambito e per di più cieco. Una fortuna così di certo non me la faccio scappare!” pensò la iena ridacchiando allegramente, facendo salire l’anziano cane passando davanti a due agenti di polizia che li guardavano con tenerezza.

Fece accomodare il vecchio segugio nel posto di fronte a lui. Sistemò la sua sacca con dentro giusto una trentina di uova per godersi il viaggio e si gustò con un sospiro di sollievo la partenza del treno.

Ormai era fatta, il suo meraviglioso piano si era realizzato in tutti i minimi particolari. Quanto pagherei per vedere la faccia di quel mastino quando si accorgerà che c’era una seconda maschera di mezzo” pensò divertito.

Aveva progettato tutto perfettamente, l’idea della maschera del tasso era stata praticamente regalata da quei veri ladri dei politici che rubano legalmente. Eh sì, non poteva sopportare quei soprusi legalizzati che i potenti elargivano senza ritegno e il fatto che era un tasso che rubava faceva in modo che gli sbirri dovevano indagare con i piedi di piombo per non creare casini diplomatici.

L’assurdo della giustizia italiana” pensò con ribrezzo Jack la Iena, se avesse usato un altro animale, come maschera, l’avrebbero preso al primo colpo.

Ora che il treno era in viaggio non aveva più di che preoccuparsi, se non della spalla che davvero gli faceva parecchio male.

Era stato in gamba quel commissario a tendergli quella trappola, questo non se l’aspettava e ripensandoci gli dava parecchio fastidio di non essere riuscito a prendere quel prezioso uovo, ma il suo lauto bottino che lo aspettava, in un paradiso dell’Africa, gli fece dimenticare il fallimento e lo portò nei sogni di una vita agiata in perenne vacanza.

Il vecchio cane di fronte a lui tirò fuori dalla sua borsa un gomitolo di lana e incominciò a giostrarsi con i ferri del mestiere.

«Sa, è stato davvero abile devo ammetterlo.»

«Prego? Sta parlando con me?» chiese la Iena svegliato dai suoi pensieri di gloria.

«All’inizio era difficile capire come un tasso poteva sputare il veleno negli occhi come una lucertola. Davvero bravo!» continuò l’ispettore imperterrito contando con una zampa i punti che aveva appena realizzato.

«Mi sa che mi ha confuso con qualcun altro» rispose la iena che di colpo si era fatto serio.

«Suvvia, non mi interrompa con queste banalità, non è nel suo stile» continuò seccato l’ispettore Botolo riprendendo il suo lavoro. «Era un buon piano, da una parte travestirsi da tasso ben sapendo che la polizia italiana ha le mani legate quando deve indagare su una figura politica, dall’altra la seconda maschera per far cadere la colpa al direttore del pollaio Barétola: purtroppo per lei ha commesso un grave errore.»

«Ah sì, quale?» rispose divertito la iena ormai sapeva che doveva sbarazzarsi di quel vecchio.

«Il travestimento del tasso. Mi ha dato modo di indagare su come facesse a sputare una cosa così irritante negli occhi. E girando per il quartiere ho trovato un negozietto che vende l’estratto che lei ha usato nei suoi colpi.»

«Dice davvero?» ridacchiando disse la iena.

«All’inizio ho pensato che il ladro fosse davvero il direttore del pollaio. Ma era troppo scontato anche se tutte le prove portavano a lui. È stato il suo capolavoro farmi credere che un altro elemento chiave della nostra società, derubasse i poveri.»

«I pollai sono la tana degli sporchi traffici dei politici, non lo sa?» intervenne sprezzante Jack la Iena.

«Vede questo è stato il suo errore: anche lei sa, da come parla, che i direttori dei pollai hanno già di natura il loro veleno da sputare ai clienti che non pagano i loro debiti, a parte qualche raro caso ovviamente. E da qui che ho compreso che il ladro era tutto fuorché una lucertola. Ma, allora, come poteva prendere il posto del direttore del pollaio Barétola senza dare sospetti, se non indossando un’altra maschera? Ora veniva il difficile dell’indagine: chi rubava doveva essere bravo nei travestimenti, ridere parecchio perché così mi era stato riferito dalle gallinelle rapinate, avercela a morte con le società ricche e prospere come l’Italia e per finire doveva avere una certa prontezza di riflessi per un’eventuale fuga. C’è voluto un po’ per capire che doveva trattarsi di una iena. Mi è bastato fare una telefonata a dei vecchi amici per scoprire che era ancora a piede libero un ricercato di nome Jack la Iena che guarda caso è originario dall’Africa. Ora mi tolga una curiosità: con i soldi dell’assicurazione e i furti alla fine quanto ha racimolato?» chiese guardando nel vuoto.

«Circa sui due milioni di uova! Lo ammetto, è stato bravo ma posso sapere con chi ho l’onore di parlare?» sospirò divertito il Camaleonte.

«Giusto, che sbadato che son stato, mi chiamo Botolo sono un ex ispettore e ora mi sa che è giunto il momento di arrendersi, non trova?» continuando a sferruzzare disse gentilmente, come se fosse la cosa più normale di questo mondo.

«Avrei altri piani ispettore Botolo. Per prima cosa capisce che non posso lasciarla vivere, e me ne dispiace sa, lei è stato l’unico a capire tutto di questa banda di randagi. Ora appena saremo a Padova lei scenderà con me giusto due minuti per andare al bagno della stazione e poi io ripartirò con calma, del resto i bauli con tutte le uova sono già a destinazione che aspettano solo di essere spesi» ridacchiando disse.

«Davvero vuole avermi sulla coscienza? La esorterei ad arrendersi e non peggiorare la situazione. Sa, una vita non si toglie nemmeno per il doppio del suo bottino, lei non mi pare il tipo capace di uccidere, in fondo è un anima buona poteva benissimo rendere ciechi completamente le sue vittime eppure non l’ha fatto. Ci pensi su, abbiamo ancora un po’ di tempo, io intanto finisco questo lavoro che devo consegnare a un amico» rispose bonariamente.

Dannazione era filato tutto liscio ci mancava solo questo vecchiaccio. Poteva sbarazzarsene anche subito ma troppi l’avevano visto salire con lui. Niente, doveva farlo fuori appena il treno si fosse fermato e doveva eseguire il tutto velocemente, poi si sarebbe gustato, finalmente, la vita che meritava.

«Viverna, dannazione, vada più veloce!» ringhiò il commissario alla sua sottoposta che bruciava tutti i semafori facendo stridere le ruote sull’asfalto.

«Commissario si calmi siamo quasi arrivati!» mugugnò non distraendosi dalla guida.

Non se la sarebbe perdonata se fosse arrivato troppo tardi. Ma come poteva immaginare che un cane cieco potesse infilarsi in una situazione così pericolosa.

Lo conosceva da poco ma ci si era affezionato a quel mite cagnolino che se non fosse stato per quell’incidente alla vista sicuramente avrebbe fatto molta strada. Già il fatto che aveva scoperto, prima di tutti chi c’era dietro alle rapine, dimostrava che il fiuto del cane poliziotto non si era spento con la vista.

Pensare che ora il piccolo sarto era in un letale pericolo, faceva sudare freddo il commissario.

«Commissario, siamo arrivati, quello è il treno!» esclamò Viverna, vedendo in lontananza il treno fermo sui binari.

«Presto, non abbiamo più tempo.» Ululò il commissario balzando fuori dall’auto ancor prima che si fosse fermata.

Purtroppo il treno incominciò a ripartire proprio nel momento che il commissario e la sua agente stavano salendo le scale per arrivare al binario di partenza.

«No!» urlò il commissario battendo con le zampe sopra uno dei vagoni in movimento come volesse fermarlo di forza.

«Vado immediatamente a ordinare di fermarlo» correndo verso il capo stazione, gridò Viverna.

Butch Cassidy stringeva i pugni e sbuffava dal nervoso, era arrivato tardi.

«Commissario, credo che lei stia cercando questo dannato vecchiaccio» sentì una risata sardonica dietro di lui.

Ci mise qualche secondo prima di credere a quello che stava vedendo: una iena con una fascia al collo che immobilizzava la spalla ferita e a braccetto accanto a lui l’ispettore Botolo che sorrideva contento.

Il suo animo di sbirro lo svegliò di soprassalto e si avventò sopra a Jack La Iena prendendolo per il collo.

«Sbirro hai vinto! Non vado da nessuna parte mi voglio costituire» disse a fil di voce il Camaleonte.

«Perché dovrei crederti?» ringhiò il commissario.

«Tutta colpa di questo vecchio, stavo per ammazzarlo, è vero. E se l’avessi fatto non mi avreste più preso, ma mi dica commissario come si fa ad ammazzare un innocente? Queste cose sono capaci di farle solo certi umani e io non me la sono sentita di cadere così in basso. Ma la prossima volta vecchiaccio non si metta più sulla mia strada.» ringhiò la iena mentre Viverna lo ammanettava.

«Portatelo via.» ordinò il commissario. « Lei mi vuole vedere morto non faccia più una cosa del genere ha capito Botolo?» ringhiò

«Suvvia commissario ero sicuro che sarebbe arrivato in tempo. Mi dispiace di non aver avuto modo di avvertirla prima, ma quando ho capito tutto, bisognava agire in fretta.»

«Ma poteva ammazzarla, se ne rende conto del pericolo che ha corso?» lo ammonì serio.

«Commissario, era un rischio che potevo anche correre del resto sono solo, vecchio e cieco non è che qualcuno avrebbe sentito la mia mancanza» disse sconsolato Botolo a una panchina.

«Io avrei sentito la sua mancanza ispettore Botolo, mi creda e non dica più queste stupidaggini. Lei, oggi, poteva morire!» rispose.

«La ringrazio commissario ma comunque fra poco è Natale, figurarsi se lo spirito di questa festa non rinsaviva il Camaleonte. Mi dispiace di averla fatta preoccupare, le prometto che la prossima volta l’avviserò per tempo.»

«Visto che fra poco è Natale ispettore, che ne dice di passarselo con me, sono curioso di capire come ha risolto il caso».

«Davvero dice? Ma volentieri, a proposito, amico mio ecco il suo regalo appena finito, ma non sia così rigido» disse cercando di trovare le zampe del commissario in una colonna della stazione.

Il commissario sorrise.

«Sono da questa parte ispettore, grazie per il regalo, mi sta alla perfezione» disse con soddisfazione e prendendolo sotto braccio si avviarono insieme a festeggiare.

Il più bel regalo in realtà che ricevette quel giorno il commissario, fu il sorriso dell’ispettore Botolo contento di passarsi il Natale in amicizia.

FINE

Grazie a voi tutti che mi avete accompagnato in questa avventura.

Vi auguro di passare un sereno e felice

Buon Natale!

P.S. se vi è piaciuto il racconto, contattatemi che ve lo spedisco volentieri come mio regalo personale di Natale. Basta che vi iscriviate con la vostra mail alla pagina paolobuacorona.wordpress.com così vi potrò mandare il pdf e in più riceverete una mail ogni volta che uscirà un mio articolo.

Grazie di tutto.

© 2016 Paolo Bua Corona

Autore:

Credo che la fantasia sia uno strumento potentissimo per poter colorare la vita di tutti i giorni. Attualmente sono un copywriter, un blogger, un social media specialist, un collaboratore per alcuni giornali on line ma sopratutto sono un tizio a cui piace scrivere e provare meraviglia di tutto ciò che lo circonda, lasciando sempre spazio per un sorriso.

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