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Il mitico Rabolas

rabolas invarianze di scala
Be’ che vi scandalizzate? Sapete già che parlo con le zanzare … cosa volete che sia per me conversare con un ratto?

A volte, per puro caso se si passa per Googlandia in via Web ci si può imbattere in persone dalle sembianze più strane, come il mio amico Rabolas. Anche se ancora nel mondo reale non abbiamo avuto la possibilità di conoscerci, ammetto che ha davvero belle storie da raccontare e la nostra virtuale amicizia è incominciata proprio leggendo reciprocamente le nostre storie che scriviamo nei rispettivi blog … questo è il suo ad esempio.

«Ciao Rabolas, allora per prima cosa vediamo un attimo di conoscerti un po’ meglio, da dove vieni e sopratutto dove credi di andare?»

«Vengo da Torino e non so bene dove sto andando! 😉 Scrivo, ma nella vita il mio mestiere è tutt’altro – faccio ricerca nel campo della matematica – buffo no, per uno che si spaccia di essere un poeta e uno scrittore? 😊 »

«Come ti è nata questa passione per la poesia?»

«Scrivo versi da quando sono piccolo. Succede spesso di scribacchiare quando si è bambini. Il linguaggio dei bambini – che è anarchico, ma anche fresco nell’esprimere meraviglia – è naturalmente poetico. Scrivere versi è un po’ come giocare con le parole. Poi la faccenda è continuata ed eccomi qua, a tentare di raccontare qualcosa che riguardi tutti attraverso qualcosa di me.»

«Quando scrivi hai un’idea ben chiara o vai dove ti porta il cuore?»

«Quello che vedo è che il mio modo di lavorare sta cambiando. All’inizio era molto più “vai dove ti porta il cuore” ora tendo a organizzare di più le mie idee e le mie storie e a riflettere prima sui temi di cui voglio scrivere e su come svilupparli.»

«Con invarianze di scala il tuo esordio, qual è il messaggio che hai voluto sottolineare?»

«Non un messaggio in particolare. E’ un po’ un insieme di suggestioni, di immagini, e anche una combinazione di suoni e di ritmo. Per me la poesia è anche suggestione sonora e trovo sia bello non solo leggerla ma anche ascoltarla, ascoltarne il ritmo, il suono delle parole. Penso abbia una dimensione musicale non trascurabile. »

«Ma nella società in cui viviamo esiste ancora spazio per la poesia?»

«Sono sicuro di sì. Se ogni tanto ci prendessimo una pausa per guardarci attorno dimenticandoci per un istante di essere il centro dell’universo, potremmo pescare poesia a piene mani da ogni cosa. Wislawa Zymborska, che adoro, è stata una maestra nell’insegnare questa visione poetica delle piccole cose della quotidianità.

Esistono molte forme di poesia, la poesia da intrattenimento, la poesia sociale, la poesia intimista. Tutte le civiltà che conosciamo hanno prodotto forme di poesia; si tratta di qualcosa che è intimamente legato alla nostra natura umana. Non ne possiamo fare a meno. E anche se la poesia non vende (evviva, la poesia non è business!) credo che sia uno dei generi più frequentato. Basta guardare quanti auto-pubblicano le proprie poesie. E’ una bella notizia, no? perché vuol dire che scrivere poesia fa star bene. »

«Sei uno scrittore indie cosa vuol dire?»

«Vuol dire che auto-produco i miei libri, senza passare attraverso una casa editrice. Mi piace farlo perché ho la possibilità di avere il controllo di tutte le fasi dei miei libri: dalla scrittura, alla creazione della copertina, al marketing – dove zoppico vistosamente 😊. Ma mi piace perché mi permette di pensare in maniera totale al mio progetto di scrittura. Mi fa sentire più responsabile di quello che scrivo.»

«E se una casa editrice volesse pubblicarti accetteresti?»

«Ho pubblicato una raccolta di short stories con una piccola casa editrice. Ho firmato il mio contratto, ceduto i diritti. In definitiva però non ho trovato l’esperienza molto appagante. Mi piace lavorare in modo autonomo e indipendente. Ma come si dice in queste occasioni, mai dire mai.»

«Cosa consigli hai futuri poeti?»

«Siate originali, siate voi stessi e soprattutto siate i primi a credere in voi stessi.»

«Quando pensi di venire qui nel bellunese e finalmente conoscermi devi su?»

«Se potessi anche subito! 😉Però sto terminando la fase di post-produzione (copertina, editing, conversione in ebook) del mio primo romanzo. A proposito, è un romanzo sulla felicità e si intitola “La felicità è una cosa seria”! Poi sto lavorando a una raccolta di short stories, che sto pubblicando qui e là sul web e spero di raccogliere presto in un sito dedicato e poi in un ebook. Spero di riuscire a venire presto a portarti una copia di tutti questi lavori 😉»

«Be’ Rabolas, minimo!!! Grazie per l’intervista ci si vede al solito bar in via Web.»

© 2017 Paolo Bua Corona

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

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