Pubblicato in: L'ispettore Botolo

L’ispettore Botolo

Ciao amici e amiche che seguite con tanto affetto il mio blog. Visto che fra poco è Natale voglio farvi un regalo. Da poco ho letto “il Cacciatore “ di Cive Clusser e mi sono ispirato a scrivere questa storia di prova, se piacerà può anche darsi che incomincerò a lavorarci seriamente per fare un buon romanzo, le idee ci sono.

Ogni Giovedì fino all’ultimo giovedì prima di Natale, trascriverò un racconto a puntate dell’avventura numero 0 del ispettore Botolo, un segugio in pensione che per via di un incidente sul lavoro è rimasto privo della vista, ma il suo ingegno, per svelare i più intricati misteri del crimine, è sempre in funzione.

Non vi dico altro se non augurarvi una buona lettura.

Il Camaleonte.                      

                                                         Prima puntata

Se vi dovesse capitare di passeggiare per le vie di Nogaré un quartiere della provincia di Belluno dove di solito c’è abbastanza quiete, potreste notare, a fianco della chiesa sulla piazza principale, il pollaio della ditta Barétola, uno dei tanti famosi pollai che sono sparsi per il Veneto.

Qui gli animali della comunità consegnano le loro uova faticate con tanto impegno, per conservarle in attesa di giorni poco felici. Eh sì, cari lettori, in questa comunità le uova sono moneta di scambio e il pollaio è l’unico posto dove poterle tenere al sicuro.

Se guardaste a fianco a voi, non credo notereste quel vecchio tasso ubriacone seduto vicino agli scalini della chiesa dalla camicia sbrindellata e puzzolente, con addosso un paio di pantaloni da lavoratore bucati e usurati in più parti e degli stivali spellati e sudici.

Guardandovi, sicuramente tirerebbe fuori dalla sacca che tiene vicino a lui una bottiglia di grappa e con un gesto di sfida se ne scolerebbe mezza.

Sì, capisco cari lettori se, da uno spettacolo così squallido, giraste lo sguardo schifati, ma credo che il personaggio in questione voglia proprio questo da voi.

Ora, lasciandovi alla vostra passeggiata per le vie di Nogaré, raccomandandovi di coprire bene la gola vi lascio, mentre io continuo a scrivere di questo tasso sbevazzato, che quel giorno, appena si accorse che la strada era sgombra di persone e vari animali, con passo deciso entrò nel pollaio.

Si diresse subito davanti al bancone dove una gallina spennacchiata stava sbrigando le ultime pratiche, prima di poter andare a fare la sua pausa pranzo.

«Metti immediatamente le uova della giornata dentro questa sacca se non vuoi che ti fulmini.» ordinò il tasso tirando fuori dalla camicia una colt usurata e porgendo la sacca alla povera gallinella.

«Ma … è una rapina?» balbettando chiese la poveretta.

«Sì, è una rapina. Metti le uova dentro la sacca e ti lascerò vivere» rispose il losco figuro.

Al che la poveretta incominciò tremante a inserire nella sacca tutte le uova, sia quelle degli animali del quartiere, che le erano state affidate in quel giorno sia le uova arrivate dai quartieri vicini. Quel tasso la sapeva lunga, aveva deciso di rapinare il pollaio proprio il giorno della raccolta delle uova di tutti i quartieri che poi nel pomeriggio sarebbero state spedite alla banca centrale.

«Brava, ora dimmi: vuoi venire a cena con me?» chiese il losco figuro sogghignando mentre posizionava accuratamente la sacca piena sulle spalle.

La gallinella strabuzzò gli occhi appena sentì la domanda e uno spruzzo viscido e appiccicoso gli si avventò dentro le pupille.

L’ultima cosa che la poverina ricorderà, sarà quel losco figuro che sghignazzando si chiuse la porta del pollaio alle sue spalle.

                                                            ———-

Arrivò con il treno delle sette di sera.

Erano mesi che i colleghi veneti lo pregavano promettendogli fantomatiche promozioni, allori e chi ne ha più ne metta, per un suo aiuto su questa ondata di rapine fatte dal “camaleonte”.

Lo avevano soprannominato così i giornali locali, perché dopo aver rapinato i pollai della zona sputava una sostanza irritante negli occhi dei possibili testimoni rendendoli in breve tempo completamente ciechi. Il ladro riusciva a farsi beffe delle forze dell’ordine non lasciando la minima traccia ad ogni sua impresa.

Scese dal treno e una ventata di aria gelida gli fece accapponare fino i peli della punta della coda. Alitò sulle possenti mani, sfregandosele cercando di riscaldarsi come meglio poteva, dirigendosi senza batter ciglio dentro il bar della stazione.

C’erano animali di tutte le sorti: una volpe al bancone che sorseggiava un caffè corretto; un caprone sulle seggiole impagliate, vicino al muro ammuffito, si leggeva le notizie del giorno; un gruppetto di giovani conigli con lo zainetto in spalla che avrebbero marinato la scuola. Però, la cosa che più lo incuriosiva, era l’odore forte di alcol mischiato a fumo che si respirava nell’aria.

«È lei il commissario Cassidy?» chiese una graziosissima agente delle forze di polizia con una voce suadente. La guardò ammirato, la sua bellezza stonava nell’ambiente circostante. Aveva un manto nero come fosse un visone, occhi scuri come la notte e si muoveva con una grazia che pareva non toccasse per terra. Un autentico Pastore Tedesco da concorsi di bellezza, pensò il commissario.

«Sono l’agente Viverna, del commissariato di Belluno, ha fatto buon viaggio?» continuò la bellissima agente. L’aveva riconosciuto subito. Chi, se non uno straniero, poteva permettersi di andare in giro in camicia a maniche corte, mostrando quei bicipiti grossi come palle da bowling in pieno inverno?

«A parte il fatto che da Venezia a Belluno ci ho messo quasi lo stesso tempo da Miami per arrivare in Italia, ma si dai è stato un bel viaggio. Fa freddino qui da voi o sbaglio?» rispose ancora tutto infreddolito.

«In realtà, le vere temperature rigide devono ancora arrivare. Vuole che l’ accompagni in albergo o vuole andare subito in commissariato?» sorrise l’agente.

«Mi porti prima a prendere un cappotto, mi faccia sta cortesia, e poi iniziamo a capire a che punto siete arrivati con le indagini» rispose, ricambiandole il sorriso.

                                                           ———-

Era stato un buon colpo.

In una sola mano era riuscito ad arraffare quasi una sessantina di uova, ma la cosa che lo rendeva più orgoglioso, era che nessuno poteva immaginare chi si nascondesse dietro al Camaleonte.

«Direttore, c’è la polizia che chiede di lei» tuonò nel silenzio dei suoi pensieri la voce gracchiante del ricevitore.

«Ma prego, li faccia entrare» rispose quasi divertito.

Ora veniva la parte più esilarante, il secondo atto della sua meravigliosa performance.

«Prego signori accomodatevi» li invitò il direttore alzandosi dalla sua poltrona in pelle stile retrò.

«Buongiorno sono il commissario Butch Cassidy, lei è l’agente Viverna. Mi hanno chiamato da Miami per occuparmi personalmente di questo caso. Ci stiamo occupando delle rapine recenti fatte dal Camaleonte. Lei sicuramente ne sa più di tutti noi visto che la maggior parte dei pollai rapinati sono di sua proprietà, vero?»

Il direttore squadrò chi aveva di fronte prima di rispondere. Questo sbirro era completamente diverso dagli altri commissari che, all’inizio delle sue scorribande, erano passati da lui come da prassi.

Aveva davanti un mastino alto all’incirca due metri, giovane e forte. Era vestito con un cappotto di Loden, che per quanto fosse largo da coprire la sua scrivania in mogano, non riusciva contenere quel barile di muscoli. Il collo taurino faceva d’appoggio a una testa quadrata col muso schiacciato tipico dei mastini e i suoi occhi neri come la pece lo fissavano seri.

«È un piacere conoscerla commissario, mi chiamo Lus Barétola» rispose il direttore calandosi nella parte «spero che riusciate dove altri suoi colleghi hanno fallito. Si, la maggior parte dei pollai di zona sono di mia proprietà, deve sapere che mio nonno Nani Barétola ancora negli anni venti fondò questa catena di pollai con l’obiettivo di aiutare gli animali della sua comunità. Il primo pollaio fu fondato proprio qui in Piazza dei Martiri a Belluno e ora sono sparsi in tutto il Veneto. Ma ditemi siete qui, mi auguro, per portarmi buone notizie?»

Il commissario lo guardò serio. Il piccolo rettile che gli arrivava appena sopra alla cintura dei pantaloni non era proprio un bel vedere. Pelato, ricoperto di squame grigie e mal formi con occhi tondi e pupille piccole piccole, un paio di occhiali da vista stavano appoggiati per miracolo su un muso appuntito con squame verde oliva e rovinate dal tempo. Completamente ricurvo con una grossa gobba che stava alla sua sinistra, sicuramente comparsa a stare piegato, ore e ore, sulla scrivania a far conti. Dava l’idea di un lucertolone ormai prossimo al trapasso.

«Come avrà letto sui giornali signor Barétola, il ladro non lascia tracce del suo passaggio ma stiamo indagando battendo tutte le piste. Per ora siamo certi che si tratti di un tasso. Stia tranquillo che prima o poi quello sciacallo farà un errore e noi saremo pronti!» ringhiò il commissario.

«Ma guardi commissario io non sono preoccupato tanto per le uova ma più per i miei impiegati, lei deve sbrigarsi ad acciuffare il Camaleonte!» piagnucolò il direttore congedandoli con una forte stretta di mano.

In strada, appena usciti dalla visita al direttore, Butch Cassidy era immerso nei suoi pensieri.

«C’è qualcosa che non va commissario?» domandò Viverna preoccupata dallo sguardo truce del suo capo.

«Perché non gli interessa tanto delle uova ma più dei suoi impiegati? Lei si è accorta che sembrava più una risata smorzata la sua voce piagnucolosa?»

«Guardi commissario, questo caso ci sta facendo uscire pazzi tutti quanti. Vediamo sospettati dappertutto senza prove tangibili» rispose innocente l’agente.

«Forse ha ragione, ma per me quella lucertola non la conta giusta».

Il mastino aveva fiutato una pista, ma ancora non riusciva a focalizzarla.

Bene, così finisce il nostro primo appuntamento.

Mi raccomando scrivetemi i vostri pareri, ci conto!

A Giovedì prossimo buon fine settimana.

© 2016 Paolo Bua Corona

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

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