Pubblicato in: Fede

Credere in Gesù uomo.

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Domani è la solennità di “Cristo Re dell’universo” e si concluderà così l’anno liturgico per il credente. Lo so, lo so sembra che abbia completamente sbagliato l’immagine.

Vorrei soffermarmi, in questo articolo, non sulla figura di Gesù Dio ma su quella dell’uomo.

Ci pensate che si proclama Re dell’universo un uomo che è finito in croce?

È incredibile pensare che questo Re ha avuto qualcosa di ben diverso dagli altri re che circolano ancora sulle nostre strade.

Soffermiamoci un attimo a riflettere.

Mi colpisce sempre il fatto di chiamare Re una persona che di re aveva ben poco. Non apparteneva a una famiglia regale (intesa ricca e prospera), non voleva essere servito, non aveva quella di voler star bene lui a costo delle sofferenze degli altri.

Lasciamo perdere in questo momento la divinità di Gesù e concentriamoci sulla sua umanità. Perché vedete, io sono convinto che anche se non si ha la fede in Gesù come Trinità, si può, solo dal suo comportamento umano, conoscere un modo di vivere davvero strabiliante.

Provate a pensare solamente ai nostri “re” che ci governano.

Abbiamo potenti della terra che hanno come primo scopo quello di arricchirsi, e ai poveri, ai malati, alle persone che sono sole e che hanno bisogno di aiuto, vengono elargite, quando gli va bene, solo le briciole.

Pensate solo al fatto che si spende ancora miliardi e miliardi di euro per la fabbricazione di armi, e che armi!! Oggi vengono chiamate “armi tattiche nucleari” invece di chiamarle con il loro vero nome: armi di distruzione di massa!

Ci pensate che ci sono bambini che muoiono di fame, di fa – me!

E pensare che basterebbe stravolgere il mercato e cambiare le regole economiche per eliminare la fame nel mondo!!

Non giriamo la testa dall’altra parte, per favore, stiamo parlando di persone, bambini che muoiono perché non hanno da mangiare!!

Eccoli qua, i nostri “re” che permettono che accada questo.

Al primo posto ci si mette la pancia, poi il cervello per giustificare la pancia, e poi, ma molto poi, il cuore magari nelle ricorrenze come il Natale, per avere la coscienza apposto.

Eppure la storia ci ha mostrato che è esistito un uomo che per un determinato momento ha mostrato cosa vuol dire essere Re!

Provate a immaginare se, in questa solennità che domani si festeggia, spuntasse fuori un miracolo: tutti i “re” della terra decidessero all’unanimità di imitare gli insegnamenti di Gesù uomo.

Una figura di Re che serve il popolo, dona al popolo, obbedisce al popolo, ma sopratutto, ama il popolo così tanto da sacrificarsi per esso. E per popolo intendo tutte le persone che abitano nel nostro pianeta.

Questo che noi lo crediamo Dio oppure no, non ha importanza.

È l’insegnamento che ci ha mostrato con il suo modo di vivere, che ha valore.

Perciò anche l’ateo non può non osannare l’uomo Gesù come Re dell’universo, in quanto questo uomo, con il suo esempio, ha mostrato che esiste il modo di concretizzare quei diritti universali che noi abbiamo firmato nel lontano 1948 e che i nostri “re” si sono dimenticati.

«Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
» È il primo articolo che si legge.

Perciò domani, che siate credenti o che siate atei, andate a salutare il Gesù uomo in una chiesa. Andate per rispetto, per ricordarvi dei suoi insegnamenti che hanno potuto far nascere la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e visto che ci siete, chiedetegli il miracolo di poter vivere come ha vissuto Lui, chissà che non diventiate un nuovo re che tutti si aspettano.

© 2016 Paolo Bua Corona

Pubblicato in: Racconti, Religione

Gioia di vivere, gioia di scrivere.

Sapete qual è la cosa più odiosa e allo stesso momento più paurosa che ha lo scrittore?

Questa dannata pagina bianca!

Sembrerà un assurdo per i non addetti ai lavori, eppure vi posso garantire che ne ho sentiti molti di “colleghi” che affrontano questo terribile momento con sudori freddi, mani che tremano e la testa completamente vuota, assoggettata dall’imponente foglio bianco.

Scrivere, è un po’ come vivere la vita.

Ci sono quelli che scrivono di routine e infatti i loro scritti non è che dicano un granché; ci sono quelli che cercano lo scritto perfetto ma alla fine la pagina rimane sempre bianca; ci sono quelli, come il sottoscritto, che ci provano e la pagina incomincia a riempirsi di parole che, possono piacere oppure no, ma alla fine l’importante è che soddisfino prima di tutto lo scrittore.

Ovviamente come vivere, ognuno di noi ha dei limiti e prima ce ne si rende conto e prima ci si riesce a convivere. Io, per esempio, so che non potrò mai sperare di poter scrivere una “Divina Commedia” ma non per questo, non scrivo. Anzi, vi dirò di più, proprio per il fatto che conosco i miei limiti, che cerco di portarmi sempre al mio massimo livello quando scrivo. So che posso dare dieci? Bé vi garantisco che quel dieci ve lo scrivo di sicuro, costi quel che costi!

Così, è anche nella vita no?

Ci sono dei momenti, davvero oscuri, che quella dannata pagina bianca sembra quasi che ci goda nel vedermi abbattuto.

La pagina bianca se ci pensate è il nostro destino.

Saranno le parole che ci scriviamo sopra che farà emergere agli altri chi siamo e cosa pensiamo, ci mostrerà alla fine quanto valiamo e cosa abbiamo creato.

È una sfida non da poco scrivere.

È una sfida non da poco vivere.

Come faccio ad affrontare questa dannata pagina bianca, vi chiederete.

Bé, per prima cosa io non la vedo così dannata, anzi a dir la verità, la vedo benedetta. Eh si, cari amici, provate a pensarci.

Se non avessi una pagina bianca come potrei provare a scriverci qualcosa?

L’unica cosa che potrei fare è leggere quello che ha scritto qualcun altro. Ma le mie idee rimarrebbero solo dentro la mia mente, non potrei esprimere nulla all’esterno. Invece, una benedetta pagina bianca, mi permette, sicuramente con fatica, di scrivere ciò che sono, ciò che ho bisogno di dire, prima di tutto a me stesso e poi a voi cari lettori.

Se avessi paura del vostro giudizio, non scriverei.

Se temessi di perdere la vostra stima, non scriverei.

Ve l’ho già detto, è come vivere. Non viviamo per le aspettative degli altri, viviamo prima di tutto per noi. È questo che ci porta avanti, non dimentichiamocelo.

Se dovesse capitare, e a volte capita purtroppo, di dimenticarsi che senso ha vivere, proviamo a rileggerci i capitoli della nostra vita che abbiamo scritto fino adesso.

Se noi non fossimo nati, quante persone ora non vivrebbero? quante non avrebbero superato certe crisi? quante non avrebbero goduto della nostra compagnia?

Ci sono album di ricordi impolverati sugli scaffali delle nostre librerie che dovrebbero essere aperti più spesso, per comprendere il miracolo che siamo, solo a essere noi stessi!

Possiamo avere un momento buio nella nostra vita dove la pagina bianca ci fa paura, dove pensiamo di non riuscire a scrivere più nulla, dove si crede che sia arrivato il momento di scrivere la parola fine. Non scoraggiatevi, è proprio in questi momenti che avere una bella pagina bianca può dimostrarsi l’inizio di un nuovo capitolo del nostro vivere.

Credere in noi stessi, in tutto quello che abbiamo scritto finora deve essere la nostra forza per poter continuare a scrivere.

Vi renderete conto che magari è il momento giusto dove, il protagonista esce vittorioso a testa alta risolvendo i complicati casini che la vita ci impone.

© 2016 Paolo Bua Corona