Pubblicato in: Impariamo a Promuoverci

La presentazione. Prima parte

la presentazione
foto presa da http://www.officineanimazione.it/

Rieccoci qui con il nostro arduo lavoro per far conoscere il nostro pargolo al resto del mondo. Allora dove eravamo rimasti? Ah sì, il blog e la presentazione.

Dunque per il blog vi indirizzo al ciclo di articoli che pubblico il giovedì per la presentazione vediamo di capire perché sono importanti.

La prima impressione

I primi secondi sono essenziali per presentare noi stessi, bisogna studiare un metodo che catturi l’attenzione del pubblico, dare un’ottima prima impressione. Per questo motivo prima di tutto bisogna dedicare una particolare cura all’introduzione. Il tutto si basa sulla relazione che vogliamo costruire con il nostro potenziale cliente che si comprerà la nostra copia felice e contento. Per prima cosa cerchiamo di sapere in anticipo chi verrà alle nostre presentazioni, io uso eventbrite che mi permette a grandi linee di sapere chi è interessato a partecipare; questo mi permette di intuire quale presentazione è più congeniale.

Dialogo

Io di solito punto a creare una conversazione con chi mi sta di fronte. Lo so, è normale, soprattutto le prime volte, creare un monologo balbettato per la timidezza… questo si supera con l’allenamento fatto a casa davanti allo specchio, ma ci ritorneremo. Siate semplici, non complicatevi la vita vi assicuro che è meglio riuscire a creare un rapporto con il pubblico che vi faccia domande piuttosto che avere sempre voi la parola per ascoltatori annoiati che sbadigliano.

Stimolare la curiosità

Più si incuriosiranno e più saranno attratti da voi quindi non abbiate paura ad intavolare una bella chiacchierata con i vostri inconsapevoli “fan”. Siate furbi, ricordate sempre il vostro obiettivo. Per esempio se vi fanno una domanda a cui in quel momento non vi viene la risposta adeguata, che fare? «… le darò risposta sul mio sito … ecc.» così capovolgete a vostro favore un momento di incertezza creando nuovo traffico per il sito, bella trovata no? 

La prossima volta vediamo assieme come ho costruito le mie presentazioni.

©2017 Paolo Bua Corona

Pubblicato in: Racconti

Il pensiero.

Ciao ragazzi mi presento, sono il pensiero.

Sapete quella cosa che ognuno di voi possiede che frulla in testa. Non sto mai fermo, ho sempre qualcosa da fare. Come riesco a formularmi ecco che riprendo a frullare. Sì, a volte sono dispettosa da fa venire mal di testa da quanto frullo però, dai diciamocela tutta, senza di me che cosa fareste?

Non ho corpo né colore sono senza materia. Molti hanno cercato di studiarmi di capire da dove salto fuori e non si rendevano conto che più si sforzavano a pensarmi, più frullavo nella loro testa.

Un professorone, di quelli illustri con tante lauree e riconoscimenti vari, un giorno decise di trovare una risposta a ciò che sono.

La prima cosa che gli venne in mente però, ero io.

Iniziò un lungo calvario per il poveretto, perché cercava in tutte le salse di ragionare senza mettermi di mezzo ma più ci provava e più, automaticamente, comparivo fuori.

Si alzava la mattina e prima ancora di aprire gli occhi ecco che gli davo il buongiorno; andava in bagno a lavarsi e io pronto gli elencavo tutta la lista delle cose da fare durante la giornata; si vestiva e gli consigliavo quali vestiti mettere; faceva colazione preparata da me e via via, per tutte le cose che era intenzionato a fare, io ero sempre lì a consigliarlo.

Finché un giorno disse basta!

Ora, pensiero, esci dalla mia testa e parliamo da uomo a … quel diavolo che sei!”

Disse infuriato davanti allo specchio.

Lo guardai incredulo all’inizio e mi venne da sorridere ma poi vedendolo quanto era arrabbiato e disperato, provai compassione.

Allora chiesi permesso al mio capo: il signor Pensiero Universale.

In modo fulmineo mi trovai al suo cospetto e domandai se era possibile fare uno strappo alla regola e per una volta uscire dalla testa di quel povero uomo e poterci parlare assieme.

Il Pensiero Universale mi squadrò un attimino prima di rispondermi e poi mi disse:

«Di tutti i pensieri che ci sono sul pianeta tu sei quello più insulso. Se davvero vuoi bene a questa persona torna immediatamente dentro la sua testa. Non vedi come si comporta quando tu non ci sei?»

«Ma Pensiero Universale è lui che vuole in tutte le maniere scoprire da dove vengo e chi sono e non si darà pace finché non troverà una risposta.» Gli risposi.

E lui continuò imperterrito. «Scellerato di un pensiero guarda cosa combini quando esci dalla testa delle persone. Impazziscono, non ragionano più e cosa più grave incominciano a parlare dicendo cose prive di senno!! Vuoi davvero aiutare quell’uomo allora digli questo.» E mi consegnò un pezzo di carta dopo averci scritto su qualcosa.

Io lessi velocemente il foglio e mi illuminai. Allora di tutta fretta ritornai nella testa del professore che intanto era salito sul lampadario e ululava ondeggiando come fosse una scimmia mannara.

«Oh mamma mia,» pensai disperato «ecco cosa succede se mi assento un attimo!»

E di tutta fretta entrai nella sua testa dicendogli quello che mi aveva suggerito il Pensiero Universale.

Gli occhi gli si aprirono e smise di ululare di colpo.

Si guardò attorno e quando si rese conto che era sopra il lampadario, preso dallo stupore spalancò le braccia e cadde per terra con il sedere.

Poi si rimise in piedi e incominciò a elogiarmi.

«Caro pensiero,» disse ad alta voce «grazie di essere tornato. Ora so chi sei e da dove spunti fuori. Senza di te l’uomo regredisce ad animale. Sei quel dono che gli fa capire il funzionamento delle cose, che gli fa prevedere anche cosa succede a fare determinate azioni. Ti trasformi in miliardi di colori quando pensiamo all’arte, ci sveli i misteri della natura, con te nulla è segreto.» Mi disse quasi alle lacrime il professorone. «Tu sei la parte più importante dell’uomo che regala la possibilità di comprendere, sperimentare e contemplare la bellezza del vivere. Senza di te si resta muti come sassi, come alghe ci si fa spostare da una corrente all’altra senza porre resistenza. Grazie, pensiero caro di esistere.»

Avete capito cari lettori che cosa sono?

Immaginatemi come una pianta che va fatta crescere e concimata con tanti libri di qualità, dargli lo spazio e il tempo necessario per poter crescere e donargli la luce, quella luce che illumina ogni uomo come il sole al mattino.

© 2016 Paolo Bua Corona

Pubblicato in: La mia città: Belluno!

Autunno

Belluno, panorama, Dolomiti
Panoramica di Belluno foto di Stefano Guadagnin

È arrivato l’autunno con il suo bel clima frescolino. Già si sente chi, perennemente scontento, bofonchia disappunto coprendosi il collo con qualche sciarpa di lana, per evitare i primi malesseri di stagione che colpiscono inesorabilmente i punti esposti.

Mi soffermo a osservare dalla finestra il parco di Nogaré sotto casa. Un magico mondo di colori, un mare di foglie dalle tonalità gialle, rossicce arancioni e marroni, danzando, sospinte dal vento, si adagiano contornando le vie, e l’odore nell’aria del legno di faggio, arde da caminetti da poco risvegliati.

Ah, l’autunno è appena arrivato e qui nel bellunese non durerà poi molto a dirla tutta, resterà qui con noi il giusto tempo per lasciare poi l’avanzata del rigido inverno.

Mi preparo già con l’immaginazione al famoso risotto con la zucca di mia madre che, giostrando sapientemente gli ingredienti, preparerà ai commensali, donando quella gioia caratteristica di ritrovarsi di nuovo sotto il tetto materno tutti assieme.

Già, la mamma: l’unica parola che esprime l’autentico amore, che insegna la comprensione della misericordia. I suoi gesti sono sempre faro nella notte, nelle sue labbra c’è sempre il perdono e nel suo sguardo trovi sempre rifugio.

Tutto quello che prepara è ottimo perché l’ingrediente segreto che abbonda in ogni suo piatto, è l’amore.

E dopo una bella scorpacciata di questo tesoro, una passeggiata nei boschi insieme a lei e ai nipoti, a raccogliere castagne, sia per digerire il sontuoso pasto sia per preparare la cena con scoppiettanti caldarroste… ah che goduria il profumo delle castagne al fuoco, accompagnate da un giovane e frizzante vinello rosso!!

Qualche nipote si sofferma a ritrarre con una fotografia i colori del bosco illuminati dalla luce tipica di questa stagione, poi la sera, mostrerà orgoglioso i suoi trofei immortalati durante la passeggiata, a tutti i familiari.

Ah l’autunno, la stagione via di mezzo dove non c’è ancora troppo freddo né troppo caldo per intraprendere le ultime gite fuori porta con gli amici, magari gente che è una vita che non si vede, e i ricordi di gioventù ritornano ad allietare le ultime giornate di sole. E si ritorna a quei tempi che si pareva immortali, dove la sana voglia di vivere incoraggiava i sogni che sembravano irraggiungibili, dove si viveva con l’ingenuità e la spavalderia della giovinezza.

Ah l’autunno con le sue giornate di pioggia, ottimo rimedio per soffermarsi un attimo dalla routine della quotidianità e riposarsi in compagnia di un buon libro, magari con il tepore del caminetto acceso e una ristoratrice tazza di tè.

È la stagione dove gli ultimi ricordi dell’estate passata malinconicamente ci salutano con un arrivederci al prossimo anno, dove ci si accorge che la vita inesorabilmente continua a scorrere e non abbiamo il diritto di sciupare le giornate senza vivere, senza rincorrere i nostri sogni e le nostre speranze.

Ah caro autunno, ben arrivato.

Resto ancora un po’ a contemplare i tuoi colori e poi inizio a scrivere…

©2016 Paolo Bua Corona

P.s. se vi è piaciuto che ne dite di provare a leggere il mio romanzo?

Pubblicato in: Scrittura Creativa

Come nasce una storia? 3°

storia di un libro scrittura creativa
foto presa da http://www.tuttopistoia.com/

Ciao a tutti e a tutte, molto bene. Ho apprezzato le storielle alquanto divertenti di come poteva continuare l’avventura di Gianni la Pulce, che molti di voi mi hanno spedito. Parecchi mi hanno chiesto se è stato un caso dare quel nome al protagonista. Bé vi dirò, visto che il racconto che stiamo facendo è più una favola, il nome Gianni è venuto quasi spontaneamente perché fa rima con panni, danni, anni, battipanni … Finché alla storia non gli si mette il punto di fine, nessuno ci esclude la possibilità di inserirci anche una poesiuola in rima, o addirittura di trasformare il nostro racconto in una simpatica filastrocca, chi ce lo vieta?

Certo se mettevo il mio nome Paolo ecco che avrei fatto molta più fatica a trovare la rima, avrei dovuto usare diminutivi: paolino, paoletto, paoluccio; o gli spregiativi se la filastrocca aveva un aria canzonatoria: paolastro, paolaccio o per finire gli accrescitivi paolone. E qui mi fermo perché se no dovrei fare un post proprio sulla grammatica cosa che chi lo sa, magari più avanti …

Torniamo a noi e alla nostra bella storia, ormai molti di voi hanno già una linea guida di come continuarla. Ora vi regalo un altro ingrediente che si può usare ma anche no, vi avverto che sarà utile se dovrete presentare il racconto a un vostro futuro editore:

la sinossi.

Ora vi spiego tutto lasciatemi indossare gli occhiali da professorone e lisciarmi la lunga barba bianca.

La sinossi, detta anche sinopsi, ma alla fine noi la chiameremo sinossi per non confonderla con sinapsi che è tutto un altro paio di maniche, è il riassunto della nostra mega opera letteraria che permette sia al lettore che all’autore, di avere a colpo d’occhio le parti principali della storia.

C’è chi la fa alla fine della storia, quasi obbligato perché gli editori la richiedono, chi invece, come me, la realizza quando incomincia ad avere un minimo di idea come si svilupperà la trama. Io vi consiglio di appartenere al secondo gruppo per il semplice motivo che se non si imbriglia la fantasia dentro uno specifico contesto si rischia di essere dispersivi.

Vediamo ora come potrebbe essere dal mio punto di vista la sinossi di questa storiella.

Sinossi di Gianni la Pulce.

Quando in questa vita non si riesce a raggiungere la consapevolezza del nostro essere creatura perfetta, Dio ci dona la possibilità di continuare il nostro viaggio, reincarnandoci in un altra forma che ci aiuti a comprendere meglio il nostro scopo. Questa sorte è capitata a Gianni, un campione di salto in alto, che un bel giorno si risveglia nelle sembianze di una pulce. Dopo un primo smarrimento inizierà a vivere un’avventura senza precedenti dove riscoprirà una fede assopita da tempo e si consapevolizzerà del suo essere creatura in rapporto con Dio.

Si, si lo so i miei scritti fanno combaciare stranamente sempre il rapporto tra l’uomo e Dio. Ma questa volta non è tutta colpa mia, avevamo iniziato assieme la storia sull’incarnazione no?

Comunque questa in teoria dovrebbe essere la sinossi del racconto.

Notate che non ho spiegato per filo e per segno che cosa combina il protagonista? Che non ho scritto dove è ambientato? Questo perché la sinossi deve sì, far capire di cosa stiamo parlando, ma sopratutto deve incuriosire il lettore (o l’editore) alla lettura (o alla pubblicazione) del nostro racconto.

Ora, rientriamo nella creazione della nostra storia perché siamo arrivati al penultimo ingrediente fondamentale:

il colpo di scena.

Come definire questo ingrediente?

Per me è un momento della storia che fa restare il lettore appiccicato al racconto come un ape sul miele, con la bocca aperta da ebete e gli occhi sbarrati dalla curiosità, per capire come va a finire.

Come fare? Durante il racconto bisogna creare una svolta improvvisa della trama. Lo so, non è semplice, ma è l’unico momento, dopo aver stabilito le linee guida, che vi consiglio di sbrigliare la fantasia e lasciarla galoppare nei più soavi arcobaleni che possano esistere nella nostra immaginazione.

Il colpo di scena ricordatevi che può stravolgere tutto il percorso della trama che avevamo prestabilito in precedenza. La fantasia è uno strumento potente proprio per questo, stravolge ogni pensiero per poi ristravolgerlo di nuovo alla facciaccia dell’autore. Perciò osservate bene ogni sfumatura che può prendere il vostro racconto, magari scrivete un paio di pagine per capire se funziona oppure no (tanto male non fa scrivere, e poi se non funziona in questo racconto potrebbe funzionare nel prossimo che ne dite?).

Fatto il colpo di scena ecco che arriva l’ultimo ingrediente:

il finale.

Questo ingrediente è un po’ complicato a dir la verità, mo’ mi spiego.

Se il vostro cervelletto, mentre ormai siete arrivati verso la fine del libro, incomincia già a pensare sul come potrebbe evolversi la storia in futuro, il finale dovrebbe lasciare in sospeso il lettore. Scrivo “dovrebbe” perché a non tutti i lettori, me compreso, piace aspettare l’arrivo del prossimo capitolo.

Il mio suggerimento è finire il racconto e tanti saluti, a meno che non avevate, già all’inizio della trama, pensato di continuare la storia.

Il finale, comunque, è la fine del libro. Bella scoperta direte voi, ma proprio perché è la fine che dobbiamo ricercare il modo giusto per farlo chiudere.

Vogliamo dare al lettore la pace di vedere il suo amato protagonista finalmente realizzato? Vogliamo che il lettore sadico sia appagato nell’immaginare il protagonista consapevole di vivere in un incubo? Vogliamo che il lettore alla fine si ponga delle domande sul suo modo di vivere e dargli un insegnamento buddista? Vogliamo … cosa volete?

Ora che vi ho fatto osservare il finale dal punto di vista del lettore voglio farvelo vedere dal punto di vista dell’autore.

Alla fine nolenti o volenti la storia la scriviamo noi e siamo noi che decidiamo se accontentare il lettore o semplicemente che il lettore ci legga perché la pensiamo come lui. Qui si entra nella filosofia… non è il mio campo! “So di non sapere” è l’unica cosa che ho capito nelle innumerevoli lezioni di questa materia.

Alla fine, per me, l’importante è che piaccia all’autore. Scrivere è come partorire, dopo innumerevoli sacrifici e dolori finalmente nasce il vostro pargolo! È vero può darsi che il primo non venga proprio perfetto (mia madre per fare un figlio come si deve ne ha dovuti fare due prima di me), ma è pur sempre un figlio, come si può non amarlo?

Fate in modo che il finale sia ricercato come tutti gli altri ingredienti e il gioco è fatto.

Ora sarà l’ora di orare oralmente l’oracolo di noi poveri scrittori. Quindi vi lascio finire il racconto, son curioso di leggere le novità.

PS se volete potete leggere i nuovi articoli di scrittura creativa

©2016 Paolo Bua Corona