Pubblicato in: Racconti, Scrittura Creativa

I protagonisti bussano alla porta.

eruzione-Etna
eruzione Etna. foto presa dal web

Rieccoci qui ben ritrovati in questo nuovo articolo dove vi mostro concretamente come ho creato il mio primo romanzo con le tecniche che vi ho illustrato negli articoli precedenti.

Dove eravamo arrivati? Ah sì, mi ero buttato a letto per formulare tutte le idee che mi passavano in testa quando …

Quando una maledetta zanzara incominciò a ronzarmi attorno…

Sapete benissimo cosa si prova! E in tutto e per tutto provai a darle la possibilità di passare a miglior vita.

Poi l’illuminazione! Ecco la natura protagonista che ci voleva nel mio libro: le zanzare!

Ma sì, provate a pensarci: troppo scontato inserire una bestiola che suscita tenerezza, o una creatura fantastica dei boschi che so, fate, gnomi ecc. no, no, quel che ci vuole è un bel insetto ripugnante e fastidioso che mi tenga compagnia mentre scrivo e che prenda la curiosità nel lettore…

L’annotai subito sul mio “quaderno delle idee”, (sapete non si sa mai che il giorno dopo mi si scopra l’Alzheimer, per questo scrivo tutto quello che mi passa in testa e mi pare di avervelo consigliato, giusto?) ascoltando felice il suono “melodioso” del futuro protagonista. Già che ero sveglio e pimpante cominciai a “buttare giù” qualche idea di come poteva essere il taglio del futuro manoscritto. Sì, da una parte volevo che fosse un libro per ragazzi, dall’altra però volevo che potesse essere letto tranquillamente e divertirsi pure, anche un adulto… Bel problema eh?

«Be’ un problema alla volta,» dissi « ora vediamo di capire oltre alle zanzare chi mettere come altro protagonista».

Visto che ero sveglio me ne andai in cucina a prepararmi una buona tazza di caffè e … la mia immagine distorta sulla caffettiera mi richiamò un’altra illuminazione. «Ma certo,» esclamai «ecce homo!» e poi iniziai a ridere guardando mia moglie che mi aveva raggiunto in cucina con gli occhi assonnati.

«Stai interpretando la parte di Ponzio Pilato con una caffettiera?» mi disse incredula.

«No, no mi è arrivata una idea geniale e tutto grazie alla caffettiera che hai compra…»

Wow, mi era arrivata un’altra genialata! Mia moglie inconsapevolmente mi aveva fatto scandire una buona parte della storia. E se provassi a guardare la mia dolce consorte dal punto di vista delle zanzare?

Corsi di nuovo alla mia scrivania e trascrissi subito tutte le nuove idee, l’indomani ci avrei pensato con più calma, ora potevo andare a dormire soddisfatto e lasciar dormire anche la moglie.

Mi buttai a letto spensi la luce e dormii felicemente tutta la notte … sarà stato un caso ma quella zanzara come era arrivata a svegliarmi prima, se ne era anche andata!

© 2017 Paolo Bua Corona

P.s. se volete acquistare il libro lo trovate qui affrettatevi che è in promozione!

https://www.ibs.it/non-sono-solo-zanzare-libro-paolo-bua-corona/e/9788899739102#

Pubblicato in: Racconti

Una nuova legge.

la giustizia
Opera di Giovanni Andrea De Ferrari-La Giustizia-Palazzo Tursi

Oggi vi propongo un racconto che ho scritto anni fa, in un momento di sconforto per le vicende di mafia che avevano colpito il Governo italiano. Sapete quando leggo notizie sia belle che brutte nei giornali, per comprenderle meglio butto giù due righe di come l’immaginazione mi suggerisce. Questo racconto simpatico ne è la prova. Ditemi un po’ che ne pensate che caso mai lo continuo e chissà che non nasca qualcosa di divertente.

Buona lettura!

Una nuova legge.

Un giorno uscì una nuova legge.

Per evitare qualsiasi rischio di contaminazione con il popolo, i potenti della terra proibirono tassativamente di poter comunicare e conoscere altre persone se non per mezzo di un dispositivo che la Nazione regalava ai suoi sudditi.

All’inizio il popolo non la prese molto bene, ma poi col passare dei mesi, si rese conto che questi apparecchi avevano una certa utilità. Finalmente le mamme e i papà potevano sapere sempre dove fossero i loro figli; i maestri, sapere se gli scolari stessero studiando; i bambini potevano comunicare con gli amici che conoscevano in varie parti del mondo a qualsiasi ora eliminando le distanze.

Tutto procedeva per il meglio e la Nazione osservava soddisfatta gli ottimi risultati.

Emanò, allora, una nuova legge.

Si proibiva di uscire da casa per evitare così, in maniera definitiva, incidenti stradali.

Oh vi lascio immaginare lo sconforto e la rabbia del popolo!

Ma come?” Si domandarono all’unisono le persone. “Prima ci impediscono di comunicare con i nostri simili se non per mezzo di questo apparecchio e ora ci privano la libertà di uscire di casa?” Tutti quanti andarono su tutte le furie.

Allora la Nazione aggiunse alla legge una postilla che comunicava la possibilità di uscire tranquillamente dalle proprie abitazioni ma non con il corpo, bensì utilizzando un accessorio, donato gratuitamente, da aggiungere all’apparecchio già in loro possesso.

Il popolo all’inizio non parve molto contento, ma poi dopo qualche mesetto, si rese conto che il nuovo apparecchio aveva le sue ragioni di esistere.

Le mamme potevano accompagnare i loro figli nella scuola virtuale senza doversi spostare da casa, così avevano molto più tempo per loro; i maestri potevano restarsene nelle loro abitazioni e svolgere le loro lezioni nella scuola virtuale; i bambini, finalmente, potevano evitare di fare quelle levatacce per prendere la corriera per la scuola, ora bastava alzarsi dieci minuti prima dall’inizio della lezione.

Andava tutto per il meglio e la Nazione osservava soddisfatta gli ottimi risultati.

Emanò, allora, una nuova legge.

Si vietava di spendere soldi inutilmente per il cibo. Bastava aggiungere un accessorio all’apparecchio già in dotazione, infilare un mini ago sottocutaneo nel quale far passare i nutrienti perfettamente equilibrati in base al proprio fabbisogno energetico.

Ovviamente, come ben immaginerete, il popolo andò su tutte le furie, ma la legge è legge si dicevano tra di loro. Tutto sommato si resero conto, con il passare di qualche mese, che essere alimentati da un ago non era poi così negativo.

Le mamme potevano far mangiare le verdure ai figli; i maestri far mangiare la frutta fresca agli scolari per la ricreazione; i bambini di nascosto potevano mangiare tutte le caramelle e dolciumi che volevano.

Il cibo virtuale era stata una grande invenzione e la Nazione osservava soddisfatta gli ottimi risultati.

Emanò, allora, una nuova legge.

Si vietava di fare qualsiasi movimento se non respirare, così da evitare strappi muscolari e consumare scarpe per muoversi nelle quattro mura di casa. Bastava aggiungere un accessorio all’apparecchio già in dotazione che permetteva di restarsene tranquillamente nel letto e muoversi in tutto e per tutto nella realtà virtuale.

Iniziò un brontolio generale del popolo.

Gli sportivi fecero delle lunghe manifestazioni per un sacco di tempo ma, come si sa, la legge è legge e bisognava adeguarsi. Tutto sommato si resero conto, con il passare di qualche mese, che restarsene sempre a letto non era poi così negativo.

Le mamme potevano tranquillamente non alzarsi per preparare le colazioni ai loro figli; i maestri potevano non alzarsi per fare lezione ai oro scolari; i bambini potevano stare tutto il giorno a letto a giocare con i video giochi e chattare con i loro amici virtuali.

Andava tutto per il meglio e la Nazione osservava soddisfatta gli ottimi risultati.

Emanò, allora, una nuova legge.

Si vietava di possedere le case di proprietà, infatti non aveva più senso abitare in enormi condomini quando si poteva benissimo vivere un centinaio di persone all’interno di una singola stanza. Bastava aggiungere un nuovo accessorio all’apparecchio già in dotazione per poter essere trasferiti in un batter d’occhio nella nuova abitazione.

Il popolo all’inizio, non era molto d’accordo, aveva sudato tanto per costruirsi una casa e abbandonarla in questo modo non gli sembrava una cosa tanto giusta. Ma la legge è legge e bisogna adeguarsi. Tutto sommato si resero conto, con il passare di qualche mese, che abitare in queste abitazioni virtuali non era poi così negativo.

Le mamme non avevano più necessità di mettere a posto il disordine dei loro figli; i maestri insegnare in aule bellissime e tecnologiche sempre perfette e funzionali; i bambini potevano ogni giorno abitare in una cameretta nuova come meglio volevano.

Le città in un battito d’ali si spopolarono e la natura iniziò a ricrescere rigogliosa; l’aria era diventata respirabilissima e gli animali incominciarono di nuovo a ripopolare la terra.

Andava tutto per il meglio e la Nazione osservava soddisfatta gli ottimi risultati.

Emanò, allora, una nuova legge.

Questa volta si vietava di usare l’energia per evitare di consumare le risorse del nostro bel pianeta.

Il popolo non si ribellò, anzi ne fu entusiasta dell’idea. La Nazione aveva migliorato di gran lunga la vita a tutte le persone.

Si spense la corrente e tutti gli apparecchi, privi di alimentazione, smisero di funzionare. Il popolo e la Nazione morirono all’istante.

Questa è stata la storia umana e grazie a loro, ora noi robot viviamo felici e contenti.

©2016 Paolo Bua Corona

Pubblicato in: Scrittura Creativa

Come nasce una storia? 3°

storia di un libro scrittura creativa
foto presa da http://www.tuttopistoia.com/

Ciao a tutti e a tutte, molto bene. Ho apprezzato le storielle alquanto divertenti di come poteva continuare l’avventura di Gianni la Pulce, che molti di voi mi hanno spedito. Parecchi mi hanno chiesto se è stato un caso dare quel nome al protagonista. Bé vi dirò, visto che il racconto che stiamo facendo è più una favola, il nome Gianni è venuto quasi spontaneamente perché fa rima con panni, danni, anni, battipanni … Finché alla storia non gli si mette il punto di fine, nessuno ci esclude la possibilità di inserirci anche una poesiuola in rima, o addirittura di trasformare il nostro racconto in una simpatica filastrocca, chi ce lo vieta?

Certo se mettevo il mio nome Paolo ecco che avrei fatto molta più fatica a trovare la rima, avrei dovuto usare diminutivi: paolino, paoletto, paoluccio; o gli spregiativi se la filastrocca aveva un aria canzonatoria: paolastro, paolaccio o per finire gli accrescitivi paolone. E qui mi fermo perché se no dovrei fare un post proprio sulla grammatica cosa che chi lo sa, magari più avanti …

Torniamo a noi e alla nostra bella storia, ormai molti di voi hanno già una linea guida di come continuarla. Ora vi regalo un altro ingrediente che si può usare ma anche no, vi avverto che sarà utile se dovrete presentare il racconto a un vostro futuro editore:

la sinossi.

Ora vi spiego tutto lasciatemi indossare gli occhiali da professorone e lisciarmi la lunga barba bianca.

La sinossi, detta anche sinopsi, ma alla fine noi la chiameremo sinossi per non confonderla con sinapsi che è tutto un altro paio di maniche, è il riassunto della nostra mega opera letteraria che permette sia al lettore che all’autore, di avere a colpo d’occhio le parti principali della storia.

C’è chi la fa alla fine della storia, quasi obbligato perché gli editori la richiedono, chi invece, come me, la realizza quando incomincia ad avere un minimo di idea come si svilupperà la trama. Io vi consiglio di appartenere al secondo gruppo per il semplice motivo che se non si imbriglia la fantasia dentro uno specifico contesto si rischia di essere dispersivi.

Vediamo ora come potrebbe essere dal mio punto di vista la sinossi di questa storiella.

Sinossi di Gianni la Pulce.

Quando in questa vita non si riesce a raggiungere la consapevolezza del nostro essere creatura perfetta, Dio ci dona la possibilità di continuare il nostro viaggio, reincarnandoci in un altra forma che ci aiuti a comprendere meglio il nostro scopo. Questa sorte è capitata a Gianni, un campione di salto in alto, che un bel giorno si risveglia nelle sembianze di una pulce. Dopo un primo smarrimento inizierà a vivere un’avventura senza precedenti dove riscoprirà una fede assopita da tempo e si consapevolizzerà del suo essere creatura in rapporto con Dio.

Si, si lo so i miei scritti fanno combaciare stranamente sempre il rapporto tra l’uomo e Dio. Ma questa volta non è tutta colpa mia, avevamo iniziato assieme la storia sull’incarnazione no?

Comunque questa in teoria dovrebbe essere la sinossi del racconto.

Notate che non ho spiegato per filo e per segno che cosa combina il protagonista? Che non ho scritto dove è ambientato? Questo perché la sinossi deve sì, far capire di cosa stiamo parlando, ma sopratutto deve incuriosire il lettore (o l’editore) alla lettura (o alla pubblicazione) del nostro racconto.

Ora, rientriamo nella creazione della nostra storia perché siamo arrivati al penultimo ingrediente fondamentale:

il colpo di scena.

Come definire questo ingrediente?

Per me è un momento della storia che fa restare il lettore appiccicato al racconto come un ape sul miele, con la bocca aperta da ebete e gli occhi sbarrati dalla curiosità, per capire come va a finire.

Come fare? Durante il racconto bisogna creare una svolta improvvisa della trama. Lo so, non è semplice, ma è l’unico momento, dopo aver stabilito le linee guida, che vi consiglio di sbrigliare la fantasia e lasciarla galoppare nei più soavi arcobaleni che possano esistere nella nostra immaginazione.

Il colpo di scena ricordatevi che può stravolgere tutto il percorso della trama che avevamo prestabilito in precedenza. La fantasia è uno strumento potente proprio per questo, stravolge ogni pensiero per poi ristravolgerlo di nuovo alla facciaccia dell’autore. Perciò osservate bene ogni sfumatura che può prendere il vostro racconto, magari scrivete un paio di pagine per capire se funziona oppure no (tanto male non fa scrivere, e poi se non funziona in questo racconto potrebbe funzionare nel prossimo che ne dite?).

Fatto il colpo di scena ecco che arriva l’ultimo ingrediente:

il finale.

Questo ingrediente è un po’ complicato a dir la verità, mo’ mi spiego.

Se il vostro cervelletto, mentre ormai siete arrivati verso la fine del libro, incomincia già a pensare sul come potrebbe evolversi la storia in futuro, il finale dovrebbe lasciare in sospeso il lettore. Scrivo “dovrebbe” perché a non tutti i lettori, me compreso, piace aspettare l’arrivo del prossimo capitolo.

Il mio suggerimento è finire il racconto e tanti saluti, a meno che non avevate, già all’inizio della trama, pensato di continuare la storia.

Il finale, comunque, è la fine del libro. Bella scoperta direte voi, ma proprio perché è la fine che dobbiamo ricercare il modo giusto per farlo chiudere.

Vogliamo dare al lettore la pace di vedere il suo amato protagonista finalmente realizzato? Vogliamo che il lettore sadico sia appagato nell’immaginare il protagonista consapevole di vivere in un incubo? Vogliamo che il lettore alla fine si ponga delle domande sul suo modo di vivere e dargli un insegnamento buddista? Vogliamo … cosa volete?

Ora che vi ho fatto osservare il finale dal punto di vista del lettore voglio farvelo vedere dal punto di vista dell’autore.

Alla fine nolenti o volenti la storia la scriviamo noi e siamo noi che decidiamo se accontentare il lettore o semplicemente che il lettore ci legga perché la pensiamo come lui. Qui si entra nella filosofia… non è il mio campo! “So di non sapere” è l’unica cosa che ho capito nelle innumerevoli lezioni di questa materia.

Alla fine, per me, l’importante è che piaccia all’autore. Scrivere è come partorire, dopo innumerevoli sacrifici e dolori finalmente nasce il vostro pargolo! È vero può darsi che il primo non venga proprio perfetto (mia madre per fare un figlio come si deve ne ha dovuti fare due prima di me), ma è pur sempre un figlio, come si può non amarlo?

Fate in modo che il finale sia ricercato come tutti gli altri ingredienti e il gioco è fatto.

Ora sarà l’ora di orare oralmente l’oracolo di noi poveri scrittori. Quindi vi lascio finire il racconto, son curioso di leggere le novità.

PS se volete potete leggere i nuovi articoli di scrittura creativa

©2016 Paolo Bua Corona