Pubblicato in: La mia città: Belluno!

Belluno e le sue opportunità.

Belluno, piazza dei Martiri
Piazza dei Martiri, Belluno foto presa dal sito http://www.enzobarnaba.it/

Siamo in un territorio di montagna noi Bellunesi, non che questo ci dispiaccia, a dir la verità siamo privilegiati rispetto alla pianura; a noi basta alzare lo sguardo per trovare conforto dalle nostre belle montagne. È come se la natura volesse abbracciarci e con il canto del vento, rassicurarci.

Purtroppo sento spesso di giovani che non apprezzano la nostra città e gli argomenti sono sempre gli stessi. Cercano di scappare in altri luoghi nel trovare risposte al loro futuro, come dargli torto? Se si ha un problema è giusto cercare di risolverlo e se la soluzione non si trova nel posto dove si vive è giusto cercare altrove.

Ma questi giovani fanno parte di una famiglia molto più estesa del nucleo di origine; questi giovani sono il motore del nostro futuro, della nostra sopravvivenza come territorio di montagna

Provate a immaginare come sarebbe se si riuscisse a promuovere un cambiamento culturale dove il lavoro venisse visto come una opportunità di crescita e non un mezzo di sopravvivenza, dove nel nostro territorio la famiglia venisse considerata come un benessere da sostenere e non un disagio.

Cosa succederebbe se tutte le politiche fossero lette in maniera familiare?

Ci sono delle agevolazioni nella provincia di Belluno che sostengono le famiglie con figli ed è lodevole questo, ma se ci fosse proprio un cambiamento culturale dove il nostro territorio promuovesse servizi atti a riconoscere la famiglia come principale risorsa della nostra società, investendo non nel bisogno specifico ma in un contesto dove il bambino venisse visto come la risorsa più preziosa, forse i giovani non cercherebbero quelle risposte altrove.

È una questione di mentalità, bisognerebbe secondo il mio parere, cambiare completamente il modo di pensare e di agire verso la famiglia, nucleo principale di ogni società.

Provate a immaginare, per esempio, il nostro territorio che cercasse di individuare tutte quelle iniziative per migliorare le possibilità di conciliazione tra famiglia e lavoro, non sarebbe già un inizio? Ebbene preparatevi perché in realtà qualcosa si sta muovendo!

Il 19 maggio la Regione Veneto ha accolto con favore il Family Audit che valuterà una strategia per trovare le soluzioni più idonee sia per l’azienda che per i lavoratori e le loro famiglie. È un buon passo avanti se riuscirà a creare un nuovo modo di pensare, non trovate?

Belluno potrebbe essere ancor più, la città splendente di nome e di fatto… speron!

© 2017 Paolo Bua Corona

Pubblicato in: Non sono solo zanzare!, Scrittura Creativa

Il segreto: la trama!

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foto presa dal sito fineartamerica.com/profiles/giovanni-marino.html Opera di Giovanni Marino: Groviglio.

Ben ritrovati amici miei, dunque rientriamo nei meandri oscuri della mente dell’autore, scoprendo insieme come è nata e si è realizzata l’opera “Non sono solo zanzare!”

Bell’inizio ad effetto no?

Dunque il giorno dopo che avevo formulato una serie di idee stupefacenti mi siedo alla mia scrivania con carta e penna in mano e incomincio a sbrogliare la matassa.

Come avete già letto nelle puntate precedenti, l’importante dopo aver analizzato il messaggio è studiare una buona trama.https://paolobuacorona.com/2017/02/01/lavori-in-corso/

Le idee vanno bene fino a un certo punto, il lavoro duro arriva quando bisogna creare la storia … ecco il segreto!

E ora vi mostro questo lavoro.

Ho preso foglio e matita, con tanta calma ho cercato di analizzare bene tutte le idee. Da una parte avevo la natura, dall’altra l’uomo. Ho pensato che la zanzara può essere vista metaforicamente come un personaggio fastidioso… quanti di voi non hanno una persona fastidiosa che gli ronza attorno? Vi siete mai posti la domanda del perché vi reca tutto questo fastidio? Qual è il motivo che spinge una persona ad essere così molesta?

Credo che se noi guardassimo in profondità, cercando di capire i motivi che spingono una persona a comportarsi in questo modo con noi, forse scopriremmo quali sono le sue difficoltà nell’approcciarsi con noi.

Provate a immaginare che orizzonti si aprirebbero se al posto di fissarci solo sulla punta dell’iceberg provassimo a guardare sotto la superficie.

Ecco, le zanzare avevano questo obiettivo nella mia trama. Dovevo fare in modo di creare un mondo dove la natura molesta di questi insetti, visti da un altro punto di vista, mostrasse un regno magico. Per fare questo dovevo io, essere umano, entrare in contatto con loro e avere una buona disponibilità nei loro confronti.

Ma come sapete ci vuole sempre un ostacolo per far funzionare tutta il marchingegno della trama. L’ostacolo, pensandoci, poteva essere il mio modo di vedere in superficie le cose. Ho immaginato dunque queste zanzare che mostrano sotto la loro superficie molesta il segreto di un mondo fantastico dove nella realtà aiutano l’uomo a non scomparire dalla terra con i suoi sbagli!

Wow, stava nascendo qualcosa di magico!

Ma dove ambientare tutto questo magico mondo? In un sogno? In una realtà alternativa? Mentre cercavo e ricercavo un ambiente consono per la mia trama… alzo gli occhi verso i monti…

©2017 Paolo Bua Corona

P.s. se volete acquistare il libro lo trovate qui affrettatevi che è in promozione!

https://www.ibs.it/non-sono-solo-zanzare-libro-paolo-bua-corona/e/9788899739102#

Pubblicato in: Racconti

Uomini e donne di razza.

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foto presa da http://marisdavis.blogspot.it/

Cercando di non prendermi una polmonite, mentre passeggio sotto l’arrivo dell’estate piovigginosa di Belluno, vedo un gruppetto di persone ben vestite sotto i portici del piazzale dello stadio, che sghignazzano tra loro.

Ottima idea ripararsi sotto i portici convengo tra me e me e mentre gli passo accanto sento chiaramente una donna della loro compagnia che salta fuori con una frase davvero infelice: «Certi clienti sono delle bestie peggio dei negri,» e di rimando uno degli ascoltatori «Non esagerare peggio dei negri non c’è nulla!»

In un istante la mia fantasia mi ha portato indietro nel tempo esattamente nel lontano 9 aprile 1865 in Virginia, America.

Ora, chi mi conosce sa che non mastico l’inglese, figuriamoci l’americano; ma la potenza della fantasia aveva fatto in modo di farmi viaggiare indietro nel tempo e di lasciarmi portare il telefonino con google translate. Come faceva a funzionare? Ah non lo so, penso grazie a qualche sistema quantistico fantastico!

Comunque torniamo a noi, non voglio divagare anche perché in quel momento mi trovavo davanti a nientepopodimeno che il generale degli Stati Confederati del Sud: Robert Lee.

Stava lì in piedi con i suoi baffoni neri leggendo quel pezzo di carta in mano che dopo la sua firma (che farà a breve) avrebbe concluso la guerra civile americana cominciata quattro anni prima.

Una guerra che era scoppiata (sembra quasi incredibile da dire) per il dissenso radicale che divideva a metà la giovane nazione: la schiavitù degli afroamericani, i famosi negri di cui verranno disprezzati da quel gruppetto di uomini e donne del 2017 citato in precedenza, doveva o no estendersi anche ai nuovi Stati che l’Unione acquisiva nei territori verso il Pacifico?

Due anni prima, stiamo parlando del 1863 il presidente Abraham Lincoln firmò un ordine presidenziale per l’emancipazione degli schiavi che liberava almeno sulla carta. Per lui uno Stato libero non poteva accettare che esseri umani venissero comprati e venduti come capi di bestiame. «Il razzismo,» come disse a Gettysburg «è impossibile da accettare in una democrazia!»

Sarà solo con l’arrivo di Truman succeduto a Roosevelt nel 1944 che riuscirà con le forze armate a fare un gran passo verso l’integrazione: l’arruolamento darà uno stipendio, una carriera, una dignità e il rispetto.

Dieci anni dopo, 17 maggio del 1954, si chiuderanno per sempre le scuole separate per bianchi e neri.

Nel 1967 Thurgood Marshall sarà il primo nero nominato giudice della Corte Suprema; il generale Collin Powell diventerà il primo capo di Stato maggiore della Difesa e infine nel 2008 Barack Obama sarà eletto presidente degli Stati Uniti. E tutto questo parte da questo pezzo di carta che intanto Robert Lee si è accinto a firmare.

Ritorno nella mia epoca, ha smesso di piovere, il gruppetto razzista ora se ne è andato. Vado al bar più vicino per rincuorarmi e osservo un marocchino che sta cercando di asciugarsi alla bene meglio fuori dal locale.

Sorrido, magari un giorno anche qui in Italia avremo alle cariche più alte dello Stato proprio un marocchino o un albanese, penso mentre ordino due caffè, uno per me e uno per il futuro Presidente della Repubblica.

© 2017 Paolo Bua Corona