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Un’omelia improvvisata.

Bernini_Baldachino
Bernini foto presa da wikipedia

«E io cosa dovrei dire? Ha già detto tutto la santa!»

«Come cosa deve dire? È il nuovo vice parroco perdiana dovrà pur presentarsi in qualche modo ai suoi fedeli, no? Io le ho proposto questa frase come riflessione veda lei quello che vuole dire!» tagliò corto il vecchio parroco lasciandolo solo con la sua omelia.

Don Gian Paolo Teresa poveretto era appena arrivato in quel piccolo paesino di montagna che contava, se andava bene, venti fedeli in tutto ma un migliaio di “fede” (pecore in bellunese ndA).

L’indomani avrebbe dovuto celebrare la sua prima messa che cadeva, per di più, nella festività di una nota santa.

Ci pensò tutta la notte, cercò nei vari tomi spirituali consiglio, ma nulla non gli veniva un accidenti di niente. Provò e riprovò un sacco di volte a scrivere un inizio di presentazione, un concetto che potesse riallacciarsi alla vita della Santa, ma l’unica cosa che non veniva cancellata in ogni foglio buttato nel cestino, era “ cari fratelli”… poi ci pensò su e si accorse che c’erano anche le sorelle in mezzo ai fratelli … alla fine decise di cancellare anche quella frase!

Alla fine esausto pregò Dio chiedendogli perdono per la sua inettitudine e si addormentò.

«Sveglia vice parroco! Ma sta ancora dormendo?» entrò nello studiolo il suo superiore. Poi vedendo tutte le varie carte appallottolate per terra, provò compassione. «Suvvia don Gian Paolo se proprio non se la sente di fare l’omelia, la faccio io, questa volta. Stia tranquillo che a tutti noi è capitato questo giorno,» disse bonariamente.

«Anche a lei don Guido? Mi par impossibile, la sua fama di gran oratore è conosciuta in tutto il Triveneto! Ma io ci ho pensato tutta la notte non so cosa dire,» rispose don Gian Paolo.

«Mi creda, io racconto solo quello che hanno già detto i santi prima di me. Né di più, né di meno! Dica quello che la Santa ha detto e cosa significa nella sua vita e il gioco è fatto. Ora però si muova fra dieci minuti inizia la santa messa!» concluse porgendogli il foglietto con la frase della Santa.

«Prendo il mio breviario e arrivo!» ma il suo angelo custode non gli fece prendere il breviario ma un altro libro che ci assomigliava parecchio, certo non di contenuto.

La messa seguitava spedita, per l’occasione avevano chiamato i giovani del coro della parrocchia di Auronzo di Cadore e il paesino era in gran festa; tutti aspettavano l’omelia del nuovo vice parroco e il momento tanto atteso arrivò!

«Cari fratelli e care sorelle,» disse con voce tremante aprendo veloce il suo breviario per cercar consiglio e lesse le prime righe che gli vennero sott’occhio «La nausea m’ha colto, mi son lasciato cadere sulla panca, non sapevo nemmeno più dove stavo; vedevo girare lentamente i colori attorno a me, avevo voglia di vomitare, da quel momento la nausea non mi ha più lasciato, mi possiede.»

La platea di fedeli rimase ammutolita.

«Ecco avete sentito cosa diceva il grande…» chiuse il libercolo che teneva in mano per capire chi era l’autore e un brivido gelido gli scese giù per la schiena «… Jean Paul Sartre?»

Si girò, cercando aiuto nel parroco che seduto lo guardava strabuzzando gli occhi e poi gli fece segno di continuare. Era solo, doveva improvvisare. Pensò in fretta cercando dove appigliarsi e il suo sguardo si posò sul crocifisso.

Non era solo! Non era mai solo!

Si fermò, prese un gran respiro e iniziò a parlare.

«Ecco cari fratelli e sorelle cosa diceva il gran filosofo Sartre, cosa provava: l’orrore di esistere! Vi rendete conto? Provare orrore nell’esistenza!» disse calcando bene le parole. «Ma vedete, cari fratelli e sorelle, non tutti arrivano alle nostre conclusioni, chi siamo noi per metterci contro il pensiero di un illustre filosofo come Sartre? Egli cercò un tentativo di spiegare la condizione umana attraverso l’esistenza. E la sua conclusione, permettetemi se ve la mostro in modo riduttivo, era di non lasciarsi sopraffare dalla Nausea, ribellarsi verso l’assurdità dell’esistenza, riuscendo così a creare una nuova libertà e un nuovo modo di essere nel mondo. Ciascuno di noi, secondo il filosofo, è condannato a esistere, a pensare. Come riuscire a trovare l’autenticità dell’esistenza? Distruggendo la speranza! Si cari miei, la speranza che per Satre non è altro che cercare di sottrarsi dall’angoscia di vivere cercando un’illusione. Facendo così si oltrepassa il muro del conformismo e dell’indifferenza.»

la platea di fedeli ora alzava il sopracciglio guardando il prete con chiara perplessità.

«Sapete non è che credeva proprio in Dio il nostro caro filosofo, ed è qui che secondo me ha trovato l’inciampo. Riduttivo mi direte, ma cosa volete son sempre un prete,» disse sorridendo «ma perché mi sono chiesto provava questa angoscia nell’esistenza? Per lui l’uomo non ha nessuna sicurezza se non quella del suo agire con la consapevolezza che nessuno potrà mai conoscere gli esiti delle proprie azioni. Per questo la speranza viene vista come un elemento in cui l’uomo si rifugia e attribuisce i suoi insuccessi da un qualcosa di esterno. E se ci pensate, quante volte noi cristiani diamo la colpa a Dio su cose che ci succedono o non si realizzano? Di questo dobbiamo dare ragione a Sartre: l’uomo è l’unico responsabile delle sue azioni, visto che gli è stata donata la libertà di scelta, aggiungo io,» e prendendo un grosso respiro concluse, «Vedete il nostro comportamento errato porta le persone che sono alla ricerca della verità a queste conclusioni, noi cristiani dobbiamo essere luce e sale di questa terra agendo nel giusto modo per cui siamo stati creati. Mi chiederete, ma qual è il modo giusto? E qui vi rispondo con una frase della Santa che oggi festeggiamo: “La felicità è un percorso, non una destinazione. Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito, canta come se nessuno ti stesse sentendo e vivi come se il Paradiso fosse qui in terra” Santa Teresa di Calcutta.

Buona Domenica!

© 2017 Paolo Bua Corona

Autore:

Mi ritengo un sarto musicofilo scrittore ma nella realtà mi diletto con ago e filo, strimpello il basso elettrico e scrivo di tutto ciò che la fantasia mi suggerisce.

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